Italian flag
CulturaItaliaSlide-main

Servigliano: la Casa della Memoria

5 minuti di lettura

La Storia di due campi di concentramento, di internamento degli ebrei e uno di profughi nello stesso luogo: un caso unico in Italia

Servigliano (FM). Un Paese ricco di Storia come il nostro, abituato alle stratificazioni plurisecolari,  non si aspetterebbe mai di trovarsi in un luogo che condensa gli eventi nefasti di tre eventi storici del Novecento: la Prima  e La Seconda Guerra mondiale, tra cui l’internamento degli ebrei, nonché gli esiti del esodo giuliano-dalmata.

Tutto questo è possibile presso la Casa di memoria di Servigliano,  un’associazione senza scopo di lucro fondata nel 2001 per recuperare la memoria e la storia dei fatti avvenuti nel Campo di concentramento di Servigliano, tra il 1915 e il 1955.

In questi 40 anni il Campo infatti  è stato usato come Campo di prigionia per i soldati austroungarici, nella prima guerra mondiale; nella seconda guerra mondiale, prima come Campo di prigionia per i soldati alleati; dopo l’8 settembre 1943, come Campo di internamento per gli ebrei; infine come Centro di Raccolta Profughi, per gli esuli giuliano-dalmati dal 1945 al 1955.

La storia del campo di prigionia di Servigliano è perciò intrecciata alle vicende più drammatiche del Novecento, e proprio per questo è uno dei luoghi più simbolici a livello nazionale ed europeo.

Campo di prigionia (Prima guerra mondiale, 1915-18)

Il campo di Servigliano nacque nel 1915 con l’imminente entrata in guerra dell’Italia, che determinò la necessità di un campo per la raccolta di eventuali prigionieri. Fu costruito alla periferia di Servigliano, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna da Porto San Giorgio ad Amandola, e forse per questa sua posizione strategica dal punto di vista logistico è stato più volte riutilizzato. Furono espropriati circa tre ettari di terreno, sui quali furono realizzate 32 baracche in legno (di cui purtroppo oggi non ne resta alcuna)  con una capienza di 125 prigionieri ciascuna. Il campo fu diviso in due settori e circondato per tutto il suo perimetro da un muro alto tre metri, sopra il quale era posto del filo spinato, fuori del quale si trovavano le casette in murature per l’alloggio delle guardie. La struttura poteva contenere quasi 4.000 prigionieri. Nel 1918, finita la guerra e con il rimpatrio dei prigionieri, il campo venne chiuso.

All’inizio del 1919, il campo di Servigliano fu riaperto per accogliere i prigionieri di guerra provenienti dall’Istria, dalla Dalmazia e dal Trentino, i quali, in quanto sudditi dell’Impero asburgico, avevano combattuto nell’esercito austro-ungarico, ma ora era divenuti cittadini italiani. L’obiettivo era di « rieducarli » agli ideali nazionali. Nel 1920 i prigionieri poterono tornare nelle loro case, e il campo divenne un deposito militare. Nel 1935 una parte del campo fu smantellata e ceduta al Comune per la costruzione di un campo sportivo.

Campo di prigionia (Seconda guerra mondiale, 1941-43)

Con lo scoppio della  seconda guerra mondiale le baracche ancora esistenti vennero riattivate e dal 5 gennaio 1941 venne aperto come campo di prigionia di guerra, ospitando dapprima circa 2000 greci (dal febbraio al dicembre 1941) e quindi (a partire dal febbraio 1942) circa 2000 tra inglesi e americani. Il 14 settembre 1943 pochi giorni dopo l’armistizio, i prigionieri fuggirono alla notizia dell’imminente arrivo delle truppe tedesche, approfittando della confusione, attraverso un foro praticato sul muro di cinta e si dispersero nelle campagne circostanti, riversandosi nella vallata del Tenna e ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente comune, in modo particolare dei contadini, i quali non esitarono ad assistere i prigionieri di guerra nascondendoli e sfamandoli.

Campo di concentramento provinciale per ebrei (Seconda guerra mondiale, 1943-4)

Tra il 3 e il 5 ottobre il campo fu occupato dalle truppe tedesche. Già il 30 ottobre 1943 il campo fu riattivato dalle autorità fasciste come campo di concentramento per internare ebrei presenti nella zona (il campo di prigionia – occupato da prigionieri di guerra – non aveva visto alcuna presenza ebraica prima dell’8 settembre. 1943). Quando, alla fine di novembre, il governo della Repubblica Sociale Italiana promosse l’istituzione di una rete di campi di concentramento provinciali per gli ebrei catturati nei rastrellamenti, il campo di Servigliano fu designato come luogo di detenzione per le province di Ascoli Piceno e Frosinone. Decine di internati furono trasferiti da Servigliano al campo di Fossoli e da lì ai campi di sterminio in Germania. La gestione continuò ad essere affidata a personale di polizia italiano sotto la responsabilità del Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana. Ai circa 60 ebrei internati si aggiunsero nel febbraio 1944 circa 300 maltesi-tripolini.

Nella notte del 24 marzo 1944 un gruppo di partigiani irruppe nel campo per liberare i prigionieri ebrei. La maggior parte di essi tuttavia non evase, nell’incertezza di poter trovare un luogo sicuro di rifugio fuori del campo. Il 3 maggio, invece, approfittando di un bombardamento del campo ed alla notizia dell’imminente arrivo dei tedeschi, quasi tutti gli ebrei presenti fuggirono dal campo. I tedeschi, arrivati la mattina successiva, furono comunque in grado di catturare e deportare un gruppo di 34 persone, mentre altre 30 si salvarono nascoste da alcune famiglie del luogo.

Nei primi mesi del 1945, con la vittoria degli alleati, il campo rimase vuoto. In primavera, tuttavia, vennero avviati dei lavori di risistemazione degli interni, volti ad accogliere 500 militari polacchi per cui era stato organizzato un corso di addestramento.

Nell’estate del 1946, il campo di Servigliano venne evacuato.

Campo profughi (secondo dopoguerra, 1944-55)

Dal settembre del 1947, il campo fu destinato all’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati, ma anche dalla Libia e dall’Etiopia.

Nel 1955 il campo cominciò a svuotarsi e gli ultimi ospiti vennero trasferiti ad Ascoli Piceno, dove erano state realizzate appositamente alcune abitazioni.

Il campo oggi

La struttura rimase in condizioni di abbandono fino al 1970. Negli anni Settanta, l’amministrazione di Servigliano iniziò a sviluppare progetto di recupero del sito storico, che si concluse con il disegno di legge del 20 gennaio 2021, in cui la settima Commissione dichiarò, all’articolo 1, monumento nazionale l’ex campo di prigionia di Servigliano, oggi denominato “Parco della Pace”. Purtroppo questo progetto ha comportato l’abbattimento di tutte le baracche rimaste, a parte una in muratura, sede del comando.

Inoltre, il 25 aprile 2023 si è svolta la consegna della medaglia d’oro al merito civile alla Provincia  Fermo, un riconoscimento che rappresenta il frutto di decenni di ricerca avviata anche dall’associazione La Casa della Memoria, il fulcro della memoria storica sulla Resistenza.

La sede della Casa della Memoria è dal 2013 nell’ex stazione di Servigliano, vicino al Campo, ed ospita anche il Museo della Memoria e una permanente mostra fotografica sulla storia del Campo e dei prigionieri transitati. E’ visitata spesso da scolaresche e da i parenti di coloro che sono stati internati, con molta emozione e coinvolgimento.

Vi è anche un sito web, con un virtual tour e con molti approfondimenti per chi ne fosse interessato.

L’Associazione Casa della Memoria di Servigliano è una onlus di volontariato culturale e civile. È dotata di uno statuto, di un’assemblea dei soci e di un Consiglio direttivo con cariche elettive. Ora  Paolo Giunta La Spada è il Direttore scientifico della Casa della Memoria di Servigliano.

Questa istituzione  è in contatto con università, enti culturali e istituti storici in Europa e in Italia che lavorano sul tema della ricostruzione della memoria e dell’educazione alla pace. Collabora anche  con Escape Lines Memorial Society (ELMS) e con il Monte San Martino Trust, nel Regno Unito.

In particolare la fondazione Monte San Martino Trust è nata nel 1989, ad opera di J. Keith Killby, prigioniero di guerra nel campo, e di altri veterani della seconda guerra mondiale. La fondazione conferisce borse di studio per corsi di lingua inglese ad italiani, dai 18 ad i 25 anni, in segno di riconoscimento per il coraggio ed il sacrificio della gente di campagna italiana che salvò migliaia di prigionieri di guerra alleati in fuga dopo l’armistizio del 1943.

L’Associazione Casa della Memoria di Servigliano inoltre organizza con cadenza annuale la manifestazione Freedom Trails, in cui si ripercorrono i sentieri che portarono in salvo i prigionieri che riuscirono a scappare dal campo, ed accoglie i nipoti e i figli dei prigionieri anglo-americani fuggiti dal campo e nascosti e salvati dagli italiani.

Questa realtà, di cui sono venuta a conoscenza casualmente, merita di essere visitata e conosciuta da più persone possibili, perché ci si renda conto come uno stesso luogo può diventare sia l’ambientazione di reclusione e violenza, ma anche di solidarietà e memoria.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
AttualitàSlide-mainVeneto

Autonomia del Veneto, nove anni dal referendum: la Regione lancia dieci borse di studio per i giovani

3 minuti di lettura
Dal referendum del 2017 all’approvazione delle intese definitive da parte del Consiglio dei ministri: le tappe del percorso dell’autonomia e l’iniziativa di…
CiboSlide-mainVenezia

A Venezia i cuochi di "Tocia! Cucina e Comunità" entrano nella cucina di Sestante – Osteria di Mare

2 minuti di lettura
Una nuova fase per l’osteria veneziana Sestante: fino al 15 dicembre si trasforma in un’osteria contemporanea dove la qualità della proposta gastronomica…
ItaliaSlide-mainSport

Le Azzurre contro gli Usa

1 minuti di lettura
Scelta la formazione che questa sera affronterà gli Usa nella seconda sfida americana delle WXV Global Series 2026 NASHVILLE (USA) – Dopo…