Il percorso umano e spirituale di Angelo Giuseppe Roncalli, divenuto Papa Giovanni XXIII, rappresenta uno dei capitoli più luminosi della storia della Chiesa contemporanea
ITALIA – Uomo di fede semplice e profonda, di cultura vasta e di cuore mite, il suo magistero ha lasciato un’impronta indelebile sulla vita ecclesiale e sul pensiero cristiano del Novecento, segnando l’inizio di una nuova stagione di dialogo, apertura e misericordia.
Nato a Sotto il Monte Bergamo il 25 novembre 1881, quarto di tredici figli di una famiglia contadina, Angelo Roncalli crebbe in un clima di genuina religiosità, dove la preghiera, il lavoro e la fiducia nella Provvidenza costituivano la trama della vita quotidiana. Sin da ragazzo mostrò una vocazione limpida e una straordinaria inclinazione alla bontà. Entrò nel Seminario di Bergamo nel 1892, e pochi anni dopo, nel 1896, si iscrisse all’Ordine Francescano Secolare, segno di quella spiritualità umile e gioiosa che lo accompagnerà sempre.
Dopo gli studi al Pontificio Seminario Romano, fu ordinato sacerdote il 1º agosto 1904. Rientrato a Bergamo, fu chiamato come segretario dal vescovo monsignor Giacomo Maria Radini-Tedeschi, una figura carismatica e sociale, dalla quale Roncalli apprese l’arte del discernimento pastorale e l’attenzione ai poveri e agli operai. Seguendo il suo vescovo nelle parrocchie più sperdute della diocesi, maturò quella sensibilità pastorale che lo renderà, da Papa, un autentico “pastore delle anime”.
La Prima guerra mondiale lo trovò ancora giovane sacerdote, ma già dotato di profonda umanità. Chiamato alle armi come sergente di sanità, fu poi cappellano militare, operando negli ospedali da campo. Vide da vicino la sofferenza, la paura e la morte, e la sua fede si radicò nella compassione per l’uomo ferito, qualunque fosse la sua provenienza. Quell’esperienza segnerà per sempre la sua visione della pace come vocazione universale, che riaffiorerà nel suo magistero pontificio.
Nel 1921 iniziò il suo servizio diretto alla Santa Sede, chiamato a Roma da Benedetto XV come Presidente per l’Italia della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede. Quattro anni dopo, Pio XI lo inviò come Visitatore Apostolico in Bulgaria, dove fu ordinato vescovo il 19 marzo 1925. La sua missione tra i cattolici orientali, ortodossi e musulmani lo educò alla tolleranza, al dialogo ecumenico e al rispetto delle altre tradizioni religiose: atteggiamenti allora inusuali ma che divennero tratti distintivi del suo spirito pastorale.
Successivamente fu Delegato Apostolico in Turchia e Grecia. Nella Turchia laicizzata di Atatürk dovette confrontarsi con un mondo nuovo, secolarizzato e diffidente verso ogni religione. Roncalli seppe inserirsi con discrezione, vivendo come uomo di preghiera, di cultura e di dialogo. Durante la Seconda guerra mondiale, pur in un contesto diplomatico difficile, si adoperò in modo silenzioso ma decisivo per salvare molti ebrei, offrendo visti e aiuti tramite le rappresentanze ecclesiastiche. Queste azioni, rimaste a lungo riservate, furono espressione di una carità intelligente e operosa, di una fede che sa agire senza clamore.
Nel 1944 Pio XII lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi, in una Francia devastata dalla guerra e attraversata da tensioni politiche e religiose. Anche in quella missione, Roncalli si distinse per la sua capacità di mediazione, la prudenza e la serena fermezza nel difendere la libertà della Chiesa senza mai chiudersi al dialogo con lo Stato repubblicano.
Nel 1953 fu creato Cardinale e nominato Patriarca di Venezia. Egli accolse quel ministero con la convinzione di trascorrere gli ultimi anni come vescovo di un popolo concreto, tra i canali e le lagune, dedicandosi alla cura delle anime e alla formazione del clero. Ma la Provvidenza aveva in serbo per lui una missione più grande: il 28 ottobre 1958, alla morte di Pio XII, il conclave lo elesse Papa.
Scelse il nome di Giovanni XXIII, evocando insieme il Battista e l’Evangelista, simboli della parola e dell’amore. Sin dai primi giorni del pontificato, Giovanni XXIII conquistò il mondo con la sua umanità sorridente. Le sue apparizioni pubbliche erano semplici ma cariche di tenerezza: il Papa che parlava come un padre, che salutava i fedeli con parole di pace e incoraggiamento.
La sera dell’apertura del Concilio Vaticano II, si affacciò alla finestra e, guardando la folla commossa, pronunciò la celebre frase: “Tornando a casa, troverete i bambini: date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa.”
Nel suo magistero, Giovanni XXIII coniugò dottrina e carità, tradizione e innovazione. Promosse il Sinodo Romano, la revisione del Codice di Diritto Canonico, e soprattutto, nel 1959, annunciò la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Non intendeva mutare la verità della fede, ma rinnovarne l’annuncio, “aggiornare” la Chiesa, aprirla al dialogo con il mondo moderno. Fu un atto di audacia spirituale, che inaugurò una nuova epoca nella storia del cattolicesimo.
Le sue encicliche sono ancora oggi pietre miliari del pensiero sociale e teologico contemporaneo: Mater et magistra (1961), che aggiorna e approfondisce la dottrina sociale della Chiesa alla luce delle nuove sfide economiche e politiche; Pacem in terris (1963), rivolta “a tutti gli uomini di buona volontà”, manifesto universale di pace, giustizia e rispetto della dignità umana.
Giovanni XXIII morì il 3 giugno 1963, nella sera di Pentecoste, circondato dalla preghiera del mondo. Le sue ultime parole furono un atto di affidamento e serenità: “Il dolore è momentaneo, la gioia è eterna.”
Fu beatificato da Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000 e canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014, insieme a Giovanni Paolo II. Nel cuore dei fedeli rimane il “Papa buono”, ma per i canonisti e i teologi è anche il Papa del discernimento pastorale, del diritto al servizio della misericordia, della Chiesa madre e maestra più che giudice.
Con il suo sorriso e la sua preghiera, Giovanni XXIII ha ridato alla Chiesa il volto dell’amore: un volto capace di guardare il mondo non con paura, ma con la fiducia del Vangelo.
La preghiera che egli recitava ogni giorno durante la Messa – così ampia, universale, intrisa di carità e di intercessione – è il riflesso più puro del suo spirito: un’anima che pregava per tutti, dai peccatori ai governanti, dai tribolati alle anime del purgatorio, fino a coloro che ancora non conoscevano Cristo.
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