Dopo un mercoledì folle che chiude i corrispettivi di cassa al Senato con soli 95 voti favorevoli, esigui e inutili, il cammino del governo termina con Movimento 5 stelle, Lega e Forza Italia a certificare con la ceralacca e il timbro la destinazione della legislatura.
Che è quella del tramonto con un’alba ancora presente in cui si chiedeva al Super Mario, personalità unica ma sopratutto capace di compiere imprese tipo arginare emergenza sanità, saper spendere bene e alla svelta i money del Pnnr oltre che vigilare e prendere posizione su Putin e matrioske comprese.
Mario Draghi ovvero credibilità e autorevolezza, l’Europa da sempre lo riconosce ma in Italia i conti si fanno con i partiti e il malcontento ha origini ataviche, fin dagli albori.
Poteri forti e partiti che, pur di non avere Draghi che fa incetta di crediti e fiducia da mesi si smarcano sotto rete e rivogliono il timer del paese costi quel che costi, per riprendere in mano scudi e scudieri.
“Siamo qui per fare le cose altrimenti è meglio lasciare“. Questa la “line up” di Draghi da cui non si discosta. Ed oggi, i il tempo di un cornetto alla crema e un caffè e si va alla Camera ma sembra essere una formalità.
Subito dopo con le scarpe buone e ben lucidate, dalle indiscrezioni potrebbero essere mocassini bordeaux, il Premier salirà al Colle per un dèjà vu con il Presidente della Repubblica Mattarella e finalizzerà il ritorno turbolento dei partiti, smaniosi di potere e impavidi.
C’è da scommetterci, non sarà una salita tenue anzi. Occorreranno gambe e muscoli, ma Mario Draghi sembra pronto all’ultima rampa.
Per lui liberatoria.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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