Il rispetto per i giornalisti e, più in generale, per le donne non dovrebbe essere mai messo in discussione, soprattutto quando a compiere certi gesti è una figura di spicco della politica italiana come Romano Prodi
ROMA. Quanto accaduto durante la presentazione del libro Il dovere della speranza pone interrogativi non solo sul comportamento dell’ex premier, ma anche sul clima in cui si muovono oggi i rapporti tra politica e informazione.
Secondo quanto mostrato dalla trasmissione Quarta Repubblica su Rete4, Prodi, infastidito da una domanda della giornalista Mediaset Lavinia Orefici, ha reagito con tono stizzito e, nel corso della risposta, le ha tirato una ciocca di capelli. Un gesto apparentemente innocuo, ma dal forte valore simbolico, che richiama atteggiamenti paternalistici e irrispettosi. La giornalista stessa ha commentato l’accaduto paragonandolo a un professore che tira le orecchie a un somaro, evidenziando così il tono sprezzante e sminuente con cui è stata trattata.
La domanda posta da Orefici riguardava un passaggio del Manifesto di Ventotene sulla proprietà privata, un tema di attualità in quanto citato pochi giorni prima dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La risposta di Prodi è stata immediatamente aggressiva: “Ma che cavolo mi chiede?”. Poi, in un crescendo di irritazione, ha proseguito con un monologo sulla storia, arrivando al gesto incriminato.
In studio, Nicola Porro ha sottolineato come l’ex premier abbia successivamente dichiarato di aver toccato solo una spalla della giornalista, affermazione che la stessa Orefici ha smentito con decisione.
Ciò che più colpisce di questo episodio è il sottotesto: un uomo di potere che, di fronte a una domanda scomoda, non solo risponde in modo scortese, ma si sente autorizzato a un contatto fisico inopportuno. Il gesto di tirare i capelli non è solo un atto maleducato, ma un simbolo di una cultura che ancora fatica a riconoscere pienamente l’autorevolezza e la professionalità delle giornaliste. Sarebbe stato lo stesso se al posto della Orefici ci fosse stato un giornalista uomo? La risposta non è scontata.
In un’epoca in cui il rispetto per le donne e per i professionisti dell’informazione dovrebbe essere un pilastro della società democratica, episodi come questo appaiono anacronistici e inaccettabili. L’Italia ha già assistito a troppi episodi di paternalismo e prevaricazione nel dibattito pubblico: è tempo di pretendere un cambio di passo, a partire proprio da chi, come Romano Prodi, ha avuto un ruolo centrale nella storia del Paese.
Se davvero vogliamo un confronto politico sano e rispettoso, dobbiamo partire dal linguaggio e dai gesti. E, in questo caso, il gesto conta eccome.
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