Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani: «La violenza non è un fatto isolato ma il segnale di un disagio che coinvolge famiglie, scuola e comunità»
ANDRIA- Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani osserva con grande preoccupazione la notizia della rissa avvenuta il 17 agosto sera nel cuore di Andria, a pochi passi da Palazzo di Città, dove due ragazzi sono venuti alle mani e uno di loro ha riportato ferite tali da richiedere il ricovero ospedaliero. Un episodio che, al di là della sua dinamica, non può e non deve essere liquidato come un fatto di cronaca nera fra i tanti.
Ogni volta che la violenza si insinua nelle relazioni tra giovani, la comunità intera deve interrogarsi sul terreno che ha permesso a quel gesto di germogliare. La brutalità di un litigio che degenera, l’impulso a colpire invece che a dialogare, la fuga come risposta alla responsabilità: tutto questo racconta di un disagio che non riguarda solo chi lo vive in prima persona, ma interroga la società, le famiglie, le istituzioni educative.
Dal punto di vista socioeducativo, episodi di questo tipo segnalano un’urgenza che non può più essere rimandata: i ragazzi necessitano di punti di riferimento forti, di contesti nei quali la frustrazione trovi espressioni creative e non violente, di adulti capaci di offrire ascolto autentico e non giudicante. La scuola e la comunità educante devono tornare a svolgere un ruolo di guida, affinché i conflitti diventino occasione di apprendimento e non motivo di esclusione. Solo un investimento costante nell’educazione affettiva, civica e culturale può ridare senso alle relazioni e restituire ai giovani strumenti per affrontare le tensioni in modo costruttivo.
È proprio in questo contesto che diventa urgente potenziare in maniera significativa la cultura della legalità all’interno delle scuole. Non si tratta di proclami, ma di percorsi concreti e costanti, capaci di radicare nei ragazzi l’idea che il rispetto delle regole non sia una imposizione esterna, bensì una condizione necessaria per vivere relazioni sane, tutelare la propria dignità e riconoscere quella altrui.
Il CNDDU crede fermamente che educare alla legalità significhi offrire strumenti per leggere i conflitti, trasformarli in occasioni di confronto costruttivo e liberare energie oggi imprigionate nella rabbia o nel rancore. La scuola deve diventare il luogo privilegiato di questa educazione: una palestra civile in cui la responsabilità individuale e collettiva si apprende, si esercita e si trasmette.
Il fatto avvenuto ad Andria ci richiama a una responsabilità comune: non assistere passivamente alla cronaca, ma scegliere di costruire insieme, giorno dopo giorno, un tessuto sociale più solido, in cui il rispetto reciproco diventi il linguaggio naturale delle nuove generazioni.
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