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Riccardo Mangiacapra presenta al Salone del Libro di Torino e ritira premio a Cefalù

3 minuti di lettura

Dalla Roma de La Linea Gialla alla Sicilia de La tela di Archimede , un noir dell’anima da portare a Cefalù. Oggi, 16 maggio, Riccardo Mangiacapra sarà al Padiglione 3 Stand P22 a parlare del suo romanzo La Linea Gialla, prima di partire per la Sicilia, dove è principalmente ambientato il suo romanzo, per ritirare un prestigioso premio

TORINO. Per i nostri approfondimenti letterari su autori che meritano la ribalta, siamo andati a intervistare Riccardo Alberto Mangiacapra, classe 1959, civitavecchiese di nascita e braccianese d’adozione. Il suo è un caso letterario che cresce con i suoi tempi. Dopo La Linea Gialla del 2023, il suo secondo romanzo La tela di Archimede, edito da Spirito Libero Edizioni nel febbraio 2025, sta accumulando riconoscimenti.

È stato a Casa Sanremo Writers 2026, è entrato nella TOP FIVE degli ebook su Amazon e il 20 giugno sarà a Cefalù, al Teatro Cicero, per ritirare un premio all’11° Concorso Internazionale La Perla del Tirreno. Lo abbiamo raggiunto per parlare di tela, di Penelope, di Camilleri e del suo modo di intendere la scrittura.


D. Iniziamo dal titolo. Come è nata l’idea di chiamare il romanzo La tela di Archimede? Il riferimento al matematico e a Penelope ha un significato preciso nella narrazione?

R. Archimede è il protagonista del romanzo, e il nome gli viene dato in ricordo del viaggio di nozze dei genitori nella splendida città di Siracusa. Archimede però non è solamente uno scienziato. Archimede ama profondamente la sua terra e mette la sua scienza nel costruire armi per difendere la città. È perciò simbolo di tenacia e resistenza, quella che il mio Archimede dovrà avere nella sua vita. La sua vita sarà una tela come quella di Penelope, che terminerà nello stesso modo.

D. Anche stilisticamente è un libro diverso dal primo. Cosa è cambiato nel suo approccio narrativo tra La Linea Gialla e La tela di Archimede?

R. La Linea Gialla era un viaggio introspettivo in una Roma colpita dalla pandemia, un romanzo che aveva l’esigenza di uscire dal suo mondo per raccontarsi. Con La tela di Archimede la mia intenzione era quella di narrare un disagio, un dolore, sempre partendo dalla cronaca, ma in un contesto temporale e geografico più ampio. È stato un passaggio naturale, non forzato.

D. Ha scelto la prima persona per Archimede. Quanto è stato difficile entrare nella mente di un personaggio così tormentato?

R. Abbastanza difficile. Diceva un mio professore che quando scrivi un romanzo devi sapere tutto dei tuoi personaggi, cosa mangiano, come amano, come si vestono. Per me è ancora così, è un metodo che definirei cinematografico. Archimede è protagonista in quanto colora la sua tela piano piano, prima con il riscatto che è anche un riscatto sociale e infine con la vendetta. Doveva per forza raccontarla in prima persona.

D. La struttura procede tra flashback e presente, costruendo la trama come una tela. È stata una scelta consapevole?

R. Sì, certamente. Mi piace una scrittura che ricordi in qualche modo il modello cinematografico, e i flashback mi aiutano a far comprendere l’essenza dei personaggi. Il romanzo procede come la tela di Penelope, si tesse e si disfa, finché non si arriva al disegno definitivo.

D. Riferimenti letterari da Omero a Dante, passando per Shakespeare e Fedro. Come sceglie le citazioni per i suoi personaggi?

R. Non li scelgo, fanno parte di me. Come tutti gli scrittori leggo molto e mi piace rileggere i classici. Anzi, sono sempre alla ricerca di letture che hanno un significato nel mondo della narrativa. La storia è una linea che si ripete, la mitologia fa parte del nostro bagaglio culturale, e si dice che al mondo esistono solo sette trame fondamentali. Rendere contemporaneo un classico non è poi un esercizio così difficile.

D. Il finale del romanzo ha un ritmo serrato, quasi da thriller. Lo ha pensato anche in chiave visiva?

R. La Linea Gialla era stata attenzionata da un regista abbastanza conosciuto e secondo me potrebbe esserlo anche La tela di Archimede. Penso sia il mio modo di scrivere, che quasi non necessita di sceneggiatura, a rilasciare nel lettore questa impressione.

D. Che cosa porterà a Cefalù il 20 giugno?

R. Porterò la gratitudine. Cefalù è una piccola perla del Tirreno, e per un romanzo che alla Sicilia deve così tanto, anche solo per il profumo di zagare che lo attraversa, ricevere un premio in quei luoghi è una chiusura del cerchio. Antonio Barracato e il Cenacolo Letterario Italiano fanno un lavoro silenzioso e prezioso, di cui c’è bisogno.

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