Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato l’intenzione di porre fine al conflitto in Ucraina attraverso una soluzione definitiva e non con una tregua temporanea. Sul tavolo c’è la proposta di negoziati in Slovacchia
RUSSIA. Vladimir Putin torna a parlare di pace, ma come spesso accade nelle sue dichiarazioni, le parole sono cesellate con l’abilità di un giocatore di scacchi che pensa cinque mosse avanti. “Vogliamo chiudere la guerra, non congelarla”, ha detto il presidente russo, lasciando intendere che Mosca non accetterà una tregua temporanea, ma solo una conclusione definitiva del conflitto in Ucraina. La domanda, però, sorge spontanea: a quale prezzo?
La proposta di negoziati in Slovacchia, con il placet del premier filo-russo Robert Fico, appare come una mossa studiata per far apparire Mosca come una parte dialogante, mentre sul campo di battaglia continuano a piovere missili e droni sulle infrastrutture ucraine. È un’offerta reale o solo un diversivo per guadagnare tempo e consolidare le posizioni militari?
Il messaggio di Putin sembra rivolgersi non tanto a Kiev, quanto a Bruxelles e Washington. Con l’Europa stanca di una guerra costosa e divisiva e un’America che si prepara al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il Cremlino sembra voler dettare le condizioni del futuro equilibrio geopolitico.
Eppure, c’è un elemento che non può sfuggire: la guerra, per la Russia, non è più una semplice operazione militare speciale, ma una questione di sopravvivenza politica per Putin stesso. Tornare al tavolo dei negoziati con una posizione di forza significa garantire la narrazione interna di una vittoria strategica.
Il 2025 sarà un anno decisivo. Ma se davvero si vuole parlare di pace, questa non potrà essere dettata unilateralmente da Mosca, né accettata passivamente dall’Occidente. La diplomazia dovrà fare il suo corso, ma senza illusioni.
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