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Privacy violata, PEI visibile sul registro elettronico

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Il Garante: dati sensibili degli alunni non possono essere esposti, nemmeno per pochi minuti

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende posizione sulla recente vicenda relativa alla pubblicazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) sul registro elettronico.

Il PEI è uno strumento fondamentale per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, tutelato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (artt. 24 e 7) e dalla legge 104/1992, contenente informazioni sensibili sulla salute e sulla vita personale degli studenti.

Con il provvedimento n. 115/2025, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha chiarito che la pubblicazione del PEI sul registro elettronico è vietata se comporta visibilità a soggetti non autorizzati, anche per breve tempo. L’esposizione temporanea costituisce violazione del principio di riservatezza e minimizzazione dei dati personali, sancito dall’art. 5 GDPR (Regolamento UE 2016/679).

L’istituto scolastico, in qualità di titolare del trattamento ai sensi dell’art. 4, comma 7 GDPR, deve adottare tutte le misure tecniche e organizzative necessarie a prevenire accessi non autorizzati (artt. 24 e 32 GDPR). La responsabilità della diffusione non autorizzata ricade su chi materialmente rende visibili i dati, mentre la circolazione successiva in canali privati costituisce trattamento illecito dei dati da parte di terzi, con possibili conseguenze civilistiche e penali ex artt. 167 e ss. del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018).

L’episodio segnalato, in cui un PEI è rimasto visibile per 22 minuti a tutti i genitori della classe, dimostra quanto sia delicata la gestione digitale di dati così intimi. Nonostante la correzione immediata, un genitore aveva già condiviso uno screenshot in chat di classe, aggravando la violazione.

I dati contenuti nel PEI rientrano nella categoria dei dati sensibili relativi alla salute (art. 9 GDPR), per i quali è previsto il massimo livello di protezione. Qualsiasi diffusione non autorizzata costituisce trattamento illecito.

È responsabilità dell’istituto scolastico adottare protocolli aggiornati e formazione continua per il personale, garantendo la sicurezza del registro elettronico e prevenendo accessi non autorizzati (artt. 24 e 32 GDPR).

Le chat di classe gestite da genitori o rappresentanti non rientrano nelle attività istituzionali della scuola; la responsabilità dei dati condivisi ricade esclusivamente sui partecipanti, che devono rispettare le norme sulla privacy (art. 5 e 6 GDPR) e le regole di correttezza nei rapporti interpersonali.

La tutela della privacy degli alunni con disabilità non è un mero obbligo burocratico, ma un diritto umano fondamentale, parte integrante della cultura dei diritti umani nella scuola.

Errori nella gestione dei dati sensibili possono avere conseguenze irreversibili sulla vita privata degli studenti e sul rapporto di fiducia con le famiglie. La protezione dei dati deve essere parte della responsabilità educativa, come sancito dal GDPR e dalla normativa nazionale di settore.

Il CNDDU invita pertanto il personale scolastico a trattare il PEI con la massima cautela, evitando pubblicazioni su strumenti digitali condivisi e verificando l’efficacia delle misure di sicurezza.

Si richiama altresì l’attenzione dei genitori sul rispetto delle norme privacy nelle chat private: la circolazione di dati sensibili senza consenso costituisce violazione del GDPR e della normativa nazionale.

La vicenda rappresenta un monito per l’intero sistema scolastico: il digitale è uno strumento prezioso, ma senza gestione responsabile può diventare fonte di violazioni gravi dei diritti degli studenti.

Il CNDDU ribadisce la disponibilità a collaborare con le scuole per sviluppare linee guida operative e percorsi formativi volti a rafforzare la tutela dei diritti umani e della privacy nella scuola italiana.

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