Le grandi infrastrutture di trasporto non rappresentano soltanto la spina dorsale della logistica, ma costituiscono il vero motore che plasma il destino economico e la vocazione internazionale dei territori. È muovendo da questa premessa che si è tenuta il 27 maggio all’Arsenale di Venezia, durante il Salone Nautico, la conferenza”Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”. L’evento, organizzato da Venice Sustainability Foundation (VSF) in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale – Porti di Venezia e Chioggia, il Comune di Venezia e VE.LA Spa, e con il supporto di Eni e Alilaguna, ha riunito le principali realtà del settore dei trasporti, del sistema portuale e aeroportuale per tracciare le future rotte di sviluppo del Nord Est.
Le discussioni hanno posto la lente sul ruolo e sul potenziale strategico dei porti dell’Alto Adriatico – Ravenna, Trieste e Venezia, assieme a Koper e Rjeka – quale arco portuale più vicino al baricentro dell’Europa economica. Un potenziale, questo, ancora fortemente inespresso, testimoniato da un dato su tutti: il 69% delle aziende del Veneto predilige il porto di Genova come prima scelta per le esportazioni. Un’evidenza che si inserisce all’interno di una più ampia perdita di competitività dell’intero sistema nazionale rispetto alle altre nazioni europee, capaci di adeguare le proprie strutture al crescente gigantismo dei portacontainer. Tra il 2025 e il 2021, sul totale di 10,2 milioni TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) di aumento netto movimentati, il 56% si è concentrato nei porti olandesi e belgi, mentre il 23% nei porti spagnoli: in questo quadro, i porti dell’Alto Adriatico – inclusi Koper e Rijeka, hanno costituito il 4,1%. A questi limiti di crescita si accompagna, inoltre, la debolezza nell’integrazione con il trasporto terrestre, rimasta indietro rispetto al graduale spostamento verso est del baricentro produttivo europeo. Nodo critico in tal senso è costituito dai valichi ferroviari italo-sloveni, che pesano appena il 5,2% sul totale dei traffici commerciali tra i due paesi: un vero e proprio collo di bottiglia che frena lo sviluppo dei transiti soprattutto in termini di efficienza e sostenibilità, e che emerge nella sua criticità al confronto con il dato analogo nei traffici italo-svizzeri (70,5%) e italo-austriaci (27,2%).
A fronte di queste carenze strutturali, tuttavia, il potenziale strategico dell’Alto Adriatico emerge anche alla luce degli eventi geopolitici in atto, che stanno stravolgendo le rotte consolidate sul Mediterraneo, a partire da quelle per Suez e che impongono di trovare delle alternative. Come osservato da Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico di VSF, sui tre corridoi sostitutivi studiati per l’attraversamento del Levante mediorientale, il percorso più efficace passa per i porti dell’Alto Adriatico, con un vantaggio di costo del 7-10% rispetto a Genova e del 12-16% rispetto a Marsiglia.
Per liberare questo potenziale e restituire all’area la propria vocazione internazionale, le discussioni emerse durante il convegno hanno indicato nella costituzione di un sistema multiportuale unitario tra tutti i cinque scali la soluzione per portare i grandi carrier a risalire l’Adriatico. Un hub integrato con una propria governance da accompagnare a uno sviluppo dei porti quali hub energetici per le energie rinnovabili e per l’idrogeno verde, a partire da quello di Porto Marghera.
«Porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale”, ha dichiarato Renato Brunetta, Presidente di Venice Sustainability Foundation. “Venezia, che per secoli ha costruito la propria forza sulla capacità di connettere mare, terra e mercati, può tornare a essere un laboratorio europeo di questa visione. L’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo, ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo. Per questo Venice Sustainability Foundation ha voluto riunire istituzioni, operatori e competenze: perché da questa capacità di fare sistema dipende una parte essenziale della competitività futura del Nordest e dell’Italia. Infrastrutture integrate, territori connessi, innovazione e sostenibilità non sono parole d’ordine, ma le condizioni per trasformare una rendita geografica in sviluppo, lavoro e ruolo europeo».
“Il Nord Est Italiano si trova oggi in un bivio che lo pone di fronte a un paradosso strutturale. Il suo arco portuale di riferimento, quello dell’Alto Adriatico, è il più vicino al baricentro dell’Europa economica, ma il suo ruolo è oggi relegato a una doppia condizione di marginalità che mina la prosperità produttiva del suo territorio: la difficoltà nel far risalire l’Adriatico alle meganavi e quella di attraversamento ferroviario del confine italo sloveno”, ha commentato Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico di Venice Sustainability Foundation. “La strada maestra per convincere i grandi carrier a risalire l’Adriatico con le mega portacontainer è creare la scala di attività integrando i cinque scali di Ravenna, Venezia e Trieste, Koper e Rijeka in un sistema unitario con una propria governance – con Venezia resa infrastruttura abilitante per il lato occidentale assieme a Ravenna – capace di rendere il Nord Est la porta non solo dell’Italia, ma dell’Europa tutta verso il mondo. Sul fronte ferroviario, invece, l’attraversamento efficiente del confine italo-sloveno ha bisogno solo di sei chilometri di ferrovia tra Trieste e Koper, con Trieste che arriva a Divaccia via Koper e Koper che arriva a Tarvisio via Trieste”.
“Il confronto di oggi ha confermato che il sistema logistico e portuale europeo sta attraversando una trasformazione profonda, segnata da instabilità geopolitiche, crisi climatiche, vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e rapidi cambiamenti negli equilibri internazionali. In questo scenario i porti non possono essere più semplici luoghi di transito delle merci, ma infrastrutture strategiche chiamate a garantire continuità, resilienza e competitività ai territori e alle filiere produttive. Come Autorità di Sistema Portuale riteniamo essenziale agire su due direttrici: rafforzare le alleanze istituzionali e industriali e sviluppare la multimodalità del sistema logistico-portuale. Dobbiamo puntare quindi sulla collaborazione con i porti dell’Alto Adriatico valorizzandone le specificità, anche nell’ambito del NAPA, unitamente al dialogo con interporti, aeroporti e nodi logistici regionali. Parallelamente stiamo investendo in infrastrutture, digitalizzazione e sostenibilità. I progetti europei condivisi con gli altri porti adriatici, gli interventi sull’accessibilità nautica, il potenziamento delle connessioni ferroviarie e stradali – per il quale sono previsti investimenti superiori a 62 milioni di euro entro il 2026 – lo sviluppo della piattaforma Montesyndial e le opportunità offerte dalla ZLS sono tutti elementi necessari per fare del Sistema portuale un hub multimodale al servizio del Veneto, del Nordest, del Paese e del Centro Europa. I risultati dei traffici nel 2025 confermano che integrazione e polivalenza rappresentano oggi fattori decisivi di competitività. Venezia e Porto Marghera hanno dimostrato capacità di adattamento grazie a un sistema industriale, logistico e portuale unico nel panorama nazionale, con 1.442 imprese e un valore generato pari a 15 miliardi di euro. Su queste basi continueremo a lavorare con operatori, istituzioni e partner europei per rafforzare il ruolo strategico dell’Alto Adriatico”, ha dichiarato Roberto Mantovanelli, Direttore Generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale – Porti di Venezia e Chioggia.
“La comunicazione odierna è veloce ma invece dovremmo riabituarci ad ascoltare interventi lunghi e strutturati come quello di Renato Brunetta, che ringrazio per l’impegno come Presidente della Fondazione. Una buona analisi è alla base di un buon progetto e per riuscire a farla bisogna prima di tutto saper ascoltare. Il tema di oggi — porti, interporti e corridoi — è di grande attualità. Il mondo sta cambiando: guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali, instabilità delle rotte marittime, sicurezza delle forniture, nuovi equilibri verso Est. Venezia e l’Alto Adriatico devono tornare a ragionare da porta d’ingresso e d’uscita dell’Europa. Non solo come luogo di transito, ma come sistema integrato: porto, aeroporto, ferrovia, autostrade, interporti, digitale, energia, industria, formazione. In questi anni abbiamo lavorato esattamente su questo: rimettere Venezia dentro una dimensione metropolitana e internazionale. Lo abbiamo fatto con i fatti, non con le parole. La “forza dei fatti” è proprio questa: una città che non si è fermata, che ha risanato, investito, ricostruito fiducia, aperto cantieri, creato relazioni, difeso il lavoro e cercato nuovi spazi di sviluppo. Il corridoio del futuro non è solo ferroviario, portuale o autostradale. È anche digital, così Venezia potrà restare anche città della conoscenza, città campus, città della ricerca, città dell’intelligenza artificiale applicata all’ambiente e alla vita delle persone. Venezia non è la fine di una rotta. Venezia è l’inizio di una relazione. Verso l’Est, verso l’Europa, verso il Mediterraneo, verso il futuro. E il mandato ricevuto dai cittadini è chiaro: non fermarla e farla crescere ancora”, ha dichiarato Luigi Brugnaro, Sindaco del Comune di Venezia.
“Il mondo in questi anni è cambiato più volte. Abbiamo imparato a non dare per scontati i nostri approvvigionamenti, la nostra sicurezza, la nostra autonomia. Per questo il fatto che oggi, a Venezia, si discuta di questi temi è motivo di grande soddisfazione. Significa che il nostro territorio è sulla strada giusta, ha compreso che solo attraverso infrastrutture e investimenti è possibile competere a livello globale in ogni scenario. Un messaggio che deve risuonare in tutta Europa, perché le mappe del mondo sono mutate e gli equilibri globali non sono più quelli a cui eravamo abituati. La competizione tra grandi potenze, a partire da Stati Uniti e Cina, impone di considerare prioritarie la disponibilità delle risorse, la continuità energetica e l’affidabilità delle reti logistiche. Da questi fattori dipendono la crescita dei territori, l’occupazione, l’innovazione, la tenuta delle imprese e la solidità delle filiere produttive. In questo scenario, la centralità del porto di Venezia, del Corridoio Mediterraneo e dei collegamenti che guardano verso l’India e l’Indo-Pacifico è fondamentale. Ripensare alle porte di accesso dell’Europa verso il mondo – e del mondo verso l’Europa – è una priorità strategica, e Venezia può giocare un ruolo da protagonista non solo grazie al suo mare, ma anche grazie ai luoghi e alle competenze che qui si stanno sviluppando. Le nuove tecnologie, comprese quelle legate alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine, possono e devono essere progettate e prodotte utilizzando le eccellenze su cui già sappiamo di poter contare: Fincantieri, Leonardo e un sistema industriale che rappresenta un valore strategico per l’Italia e per l’Europa. Da questo punto di vista Porto Marghera può giocare un ruolo da protagonista in fatto di sicurezza energetica e industriale nazionale. Venezia è pronta a fare la sua parte, con responsabilità e con la consapevolezza del ruolo che può e deve esercitare nel panorama internazionale”, ha dichiarato Simone Venturini, Sindaco eletto del Comune di Venezia.
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