Un film che circumnaviga tra la paternità e le scelte ardue, difficili da compiere
Alissa Jung, attrice tedesca che debutta da regista con la sua opera prima presentata alla Berlinale 2025 nella sezione “Generation“, dal 15 maggio al cinema, dirige Luca Marinelli, suo marito dal 2018, affrontando una storia difficile e complicata.
Tutto parte dalla scoperta di ritrovare un padre, nella fattispecie italiano, e Leo, la quindicenne tedesca protagonista (Julia Grabenhenrich) che viaggia verso l’Italia per incontrare per la prima volta Paolo (Luca Marinelli), suo padre biologico appunto, che non ha mai conosciuto.
Paternal Leave, il congedo parentale che mette all’addiaccio fragili esistenze fatte di legami mai rivelati, che quando appaiono denudano vite che cercheranno un proprio equilibrio. Nonostante le carte in tavola siano cambiate e tocca giocare a viso scoperto senza bluffare. Allontanando la tentazione dell’arrocco.
Una pellicola che agita le nuances intense delle emozioni ma al contempo acclama le interpretazioni sofferte e volitive dei protagonisti, assolutamente credibili e ancorati alla realtà, provocatoria quanto basta nei vuoti a rendere delle vite di padre e figlia.
La fuga di Paolo al cospetto della figlia comprende anche la grande occasione di perdono e di coraggio, con la perfetta dicotomia delle generazione diverse che hanno il pregio di “condizionare piacevolmente“ la pellicola osando quanto basta.
Paternal Leave, quando sfuggire è un pò morire.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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