Barriere architettoniche e diritti negati: il caso di Parco Bolasco solleva interrogativi sulla piena cittadinanza
CASTELFRANCO VENETO (TV) – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende posizione con fermezza in merito alla segnalazione di inaccessibilità del Parco Bolasco, recentemente denunciata dall’ingegnere Paolo Berro.
Il caso evidenzia una violazione manifesta dei principi di uguaglianza sostanziale e accessibilità universale sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Legge 13/1989 e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009.
Il vialetto d’accesso, ricoperto da ghiaia fine, e l’unico parcheggio riservato alle persone con disabilità, non conforme alle misure previste dalla legge, costituiscono ostacoli concreti all’esercizio dei diritti fondamentali alla mobilità e alla fruizione del patrimonio culturale e ambientale.
La denegata fruizione del Parco da parte di persone con ridotta capacità motoria non rappresenta un mero disagio, ma una discriminazione ingiustificata, suscettibile di profili di responsabilità civile e amministrativa.
Pur apprezzando l’impegno delle autorità locali, che prevedono interventi strutturali a conclusione del restauro della Barchessa degli Strepiti entro il 2026, il Coordinamento rileva l’insufficienza di un piano che rinvia a tempi futuri l’adempimento di obblighi già previsti dalla legge.
L’inclusione e l’accessibilità non possono essere subordinate a convenzioni o progetti successivi: ogni ritardo configura un’omissione normativa che lede diritti tutelati a livello costituzionale e internazionale.
Si rende pertanto necessario l’adozione di soluzioni temporanee immediate, compatibili con i lavori in corso, che consentano l’accesso sicuro e dignitoso ai percorsi del Parco, includendo la predisposizione di parcheggi adeguati e percorsi alternativi idonei a garantire la mobilità autonoma.
Il CNDDU evidenzia che la fruizione dei luoghi pubblici costituisce un indicatore della piena cittadinanza: ogni barriera architettonica, anche momentanea, rappresenta una limitazione ingiustificata del diritto di partecipazione alla vita sociale e culturale.
Si sottolinea l’obbligo delle istituzioni di cooperare con soggetti esperti in materia di accessibilità e associazioni di tutela dei diritti delle persone con disabilità, affinché le soluzioni adottate siano conformi agli standard normativi e alle migliori prassi internazionali.
La vicenda di Parco Bolasco deve essere interpretata come monito: la tutela dei diritti umani comprende anche la rimozione di ostacoli materiali, senza i quali l’uguaglianza resta solo formale e non sostanziale.
Riteniamo imprescindibile che il Comune, l’Università proprietaria dell’area e gli altri soggetti coinvolti implementino senza indugio tutte le misure necessarie per garantire l’accessibilità, anche mediante opere provvisorie, fino al completamento dei lavori.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a vigilare sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e formazione sul piano locale e nazionale. L’accesso ai luoghi pubblici, al patrimonio storico e alla natura è un diritto inviolabile; il mancato rispetto configura non solo una discriminazione, ma anche un vulnus all’ordinamento costituzionale.
Il CNDDU invita la cittadinanza a sostenere attivamente iniziative di inclusione e a segnalare eventuali ostacoli permanenti o temporanei che limitino la piena fruizione dei beni pubblici.
Solo una società che garantisce accesso, sicurezza e dignità a tutti i cittadini può definirsi realmente democratica e rispettosa dei diritti umani.
La vicenda di Parco Bolasco deve essere l’occasione per superare ogni inerzia normativa e progettuale, trasformando un caso emblematico in un modello virtuoso di inclusione.
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