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Paglini: “Va cambiato questo mondo del lavoro povero e ingiusto”

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A Mogliano il Consiglio Generale della Cisl Belluno Treviso. “Lavoro che cambia, lavoro da cambiare” il tema della tavola rotonda con Stefano Zamagni, il vescovo di Treviso e il segretario Cisl Giulio Romani.

Si è concluso nel tardo pomeriggio di oggi, martedì 5 luglio, a Villa Braida a Mogliano Veneto (Treviso) il primo giorno di Consiglio generale della Cisl Belluno Treviso, il primo dopo il Congresso dello scorso febbraio che ha visto la conferma del segretario generale Massimiliano Paglini e della segreteria composta da Teresa Merotto e Nicola Brancher.

“La stagione congressuale si è chiusa consegnandoci una organizzazione forte – ha detto nella sua relazione il segretario generale Paglini in apertura dei lavori -, ben radicata nei valori fondativi, consapevole delle proprie capacità e della complessità del momento storico che stiamo attraversando, anche nei nostri territori. Avevamo iniziato il percorso congressuale in autunno scorso con la speranza e l’auspicio di una lenta e possibile uscita dalla pandemia, che invece continua a imperversare. A questa si è aggiunta una guerra folle e drammatica che riporta le lancette della storia all’indietro di settant’anni, che stravolge il quadro geopolitico e ci costringe a fare i conti con una realtà sociale, economica, produttiva, occupazionale durissima, che fa riaffiorare e amplifica i troppi problemi mai risolti nel nostro Paese”.

Il tema del cambiamento è stato il filo conduttore della giornata, in particolare della tavola rotonda pomeridiana durante la quale si sono confrontati l’economista Stefano Zamagni, monsignor Michele Tomasi, vescovo di Treviso, e Giulio Romani, segretario confederale della Cisl, introdotti da Paglini e moderati dal giornalista Mattia Zanardo.Lavoro che cambia, lavoro da cambiare” il titolo della tavola rotonda, avviata dalla riflessione del segretario generale della Cisl territoriale.

“Siamo in una fase di grandi cambiamenti – ha spiegato Paglini -: dobbiamo cogliere questa situazione per realizzare una vera transizione ecologica, ma anche una transizione sanitaria, energetica, tecnologica e soprattutto lavorativa. ‘Lavoro che cambia, lavoro da cambiare’ non è solo un titolo, ma la sintesi del mondo del lavoro e del contesto produttivo. Un mondo lavorativo in continua trasformazione, che se da una parte ha espulso ed espellerà moltissimi lavoratori dal ciclo produttivo, dall’altra parte genererà milioni di nuovi posti di lavoro con le professioni del futuro, in cui le competenze digitali e le nuove tecnologie imprimeranno sempre maggior accelerazione allo sviluppo economico e al progresso umano. Oggi, anche per il sindacato, è fondamentale scegliere come affrontare il cambiamento”.

“Quello che è certo – ha detto ancora Paglini – è che il mondo del lavoro va cambiato perché oggi imperano diversità di trattamenti e di applicazione dei diritti, troppo spesso prevale ancora la logica dello sfruttamento e il giusto salario o la conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro sono per molti datori da lavoro ancora orpelli sgradevoli e inutili. È un mondo in cui smart working e part-time sono abusati o considerati privilegi, in cui i giovani, molto più selettivi e forse ambiziosi dei loro padri, sono letti come scansafatiche: molto più facile giudicarli così, anziché scendere in profondità e provare a capire il loro disagio. Siamo in un mondo di lavoro povero, ingiusto, cattivo, indecente, che genera disaffezione e produce l’enorme fenomeno delle grandi dimissioni”.

Nel corso del pomeriggio si è parlato con l’economista Stefano Zamagni di “lavoro umano”, di “armonizzazione fra tempi di vita e tempi di lavoro”. “Il lavoro è un diritto in quanto è un bisogno umano fondamentale – ha detto il docente -oggi la vera battaglia è tornare a parlare il linguaggio dei valori, andare oltre l’organizzazione tayloristica, che è disumana: oggi le imprese venete non navigano bene perché continuano ad essere tayloriste, devono rivoluzionare l’organizzazione del lavoro, questa è una grande battaglia di civiltà”.

“Va recuperata la dimensione spirituale e umana del lavoro – ha detto il vescovo Tomasi – ricordandosi la centralità della persona umana, che significa che se da un lato ognuno di noi ha una dignità inalienabile, dall’altro che non può esistere un sistema che annulli le persone. Esistono delle persone che lavorano, non il lavoro. Il sistema economico come quello sviluppato negli ultimi 40 anni è ormai impensabile, perché non è sostenibile da alcun punto di vista”.

“Affinchè il lavoro si possa emancipare – ha sostenuto Giulio Romani – c’è bisogno davvero che si affermi il diritto alla partecipazione die lavoratori, con un ruolo nella costruzione del cda delle aziende, delle strategie e degli obiettivi delle singole imprese, un ruolo nelle scelte strategiche aziendali e del Paese. Il lavoro povero in Italia esiste perchè stiamo assistendo a un fenomeno di involuzione del lavoro, che è involuzione della garanzia del lavoro, che si traduce in discontinuità e in flessibilità estrema. Il vero dumping contrattuale esistente in questo Paese è il lavoro sommerso: i part time involontari, ad esempio, che sono più di due milioni in Italia, sono dichiarazioni di orari di lavoro molto inferiori agli orari reali”.

I lavori proseguiranno mercoledì 6 alle 9.30 con l’intervento di Vito Mancuso, teologo, docente, editorialista de La Stampa.

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