Cattoliche e cattolici nel lungo ‘68 in Veneto
Questo è il titolo di un numero monografico di Venetica, la rivista di storia contemporanea nata nel 1984 come rivista di storia delle Venezie in età contemporanea – semestrale, poi annuale, poi di nuovo semestrale – “Venetica” ha ormai toccato i quarant’anni di vita. Dal 1998 è la rivista degli Istituti per la storia della Resistenza di Belluno, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, e dal 2001 si avvale del sostegno della Cgil veneta.
Ma è anche il titolo di un convegno che si è tenuto il pomeriggio del 4 dicembre presso l’auditorium della CGIL di Treviso, cambiando il sottotitolo in “Cattoliche e cattolici del dissenso nel lungo ’68 trevigiano” per rendere più specifico il tema. Chi ha voluto fortemente questo evento è stato Alfiero Boschiero, che ha curato il volume con Liviana Gazzetta.
Alfiero Boschiero, sindacalista della Cgil, è stato segretario generale del comprensorio Mirano-Dolo dal 1978 al 1981 e negli anni Ottanta componente della segreteria regionale dei metalmeccanici e della confederazione. Presidente dell’Auser Veneto nei primi anni Duemila, dal 2004 al 2017 è stato direttore dell’Ires Veneto.
Liviana Gazzetta è dottore di ricerca ed insegnante nella scuola secondaria superiore. Dopo alcuni studi sulla storia del primo movimento politico delle donne in Italia, si è occupata di storia del movimento cattolico femminile, pubblicando vari contributi. Nell’ambito del dottorato in storia sociale europea dell’Università Ca’ Foscari ha condotto una ricerca sull’azione cattolica femminile in area veneta durante il fascismo. È tra le fondatrici dell’Archivio storico Gualberta Beccari di Padova e socia SIS (Società delle storiche).
Il convegnoè stato pensato per riflettere sul cambiamento epocale che ha travolto il Veneto cattolico e i suoi valori con il Sessantotto e come la parte cattolica della popolazione e la Chiesa abbia reagito a questo tsunami.
Il primo intervento è stato affidato al professor Enzo Pace, sociologo delle religioni all’Università degli Studi di Padova. Presidente dell’International Society for the Sociology of Religion, è stato visiting professor presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.
La sua introduzione ha voluto evidenziare quali siano stati i soggetti che hanno contribuito al cambiamento: le donne, i singoli delle realtà locali, che hanno fatto nascere un nuovo immaginario cattolico. E’ importante capire che cosa accadde in quegli anni nel Veneto: la fine di un mondo e probabilmente il fine corsa di un modello ecclesiastico. Mentre al sud la religiosità era ed è espressa fondamentalmente intorno ai santuari, qui al nord si può parlare di civilizzazione parrocchiale,ove il parroco non si occupava solo della cura d’anime.
Facendo un salto temporale con l’oggi, il professor Pace ha mostrato due esempi di come le pratiche religiose abbiano dovuto fare i conti con l’era digitale: la Nano Chaphel di Posnam , dove si può partecipare alla messa dal telefonino o la confessione on line a Lucerna, addirittura con Gesù (virtuale). Un’altra frontiera è quella della Digital Immortality, ossia della possibilità di crearsi un avatar che, dopo la nostra dipartita, possa interfacciarsi con i nostri cari, prendendo spunto dalle tracce digitali che noi abbiamo lasciato nella nostra vita terrena.
Infine ha parlato degli indicatori del declino della Chiesa Cattolica. Innanzi tutto il calo vertiginoso delle vocazioni, che comporta la difficoltà di mantenere l’effettivo numero di sacerdoti per gestire le parrocchie. Si arriva infatti alla situazione incredibile di un parroco che deve occuparsi anche di 7 comunità parrocchiali.
Ha continuato poi il suo intervento evidenziando come questi necessari cambiamenti organizzativi impediscono la creazione di comunità di senso, quello che erano un tempo le parrocchie.
Il cambiamento economico e sociologico dal Sessantotto ad oggi è stato così veloce che la non è più possibile pensare ad un sacerdote formato in un seminario e nell’obbedienza.
Esiste infatti oggi una forma di vita religiosa che si basa sulle scelte individuali e non per tradizione che è stata la conseguenza della ventata di innovazione del Concilio Vaticano II. Ma la paura della spinta che è sorta dal basso è stata bloccante. I due papi che sono succeduti a Papa Giovanni XXIII hanno cercato di tenersi in equilibrio tra tradizione ed innovazione.
E i vescovi in quel periodo che ruolo hanno avuto? Sono stati timorosi nelle loro posizioni, tanto che la conseguenza del loro atteggiamento è stata che in una chiesa dove permane la tradizione, la coscienza individuale diventa dirimente. Il concordato tra Stato e Chiesa del 1984 ha rappresentato un ulteriore spartiacque.
Allora il confronto con altre società europee potrebbe essere di ispirazione.
Il secondo intervento è stato a cura di Isabella Gianelloni, storica ed insegnante alle scuole superiori.
Le sue riflessioni sul saggio che era oggetto del convegno si sono focalizzate su tre termini: donna, laica e storica. Ha effettuato perciò un excursus storico, partendo dal Concilio di Trento (1545-1563) dove a fronte di regole precise che arginassero il dilagare della riforma protestante, la società laica produceva scienziati come Copernico.
Quindi anche all’interno della Chiesa da un lato vi era l’indice dei libri proibiti, dall’altra c’era chi si interrogava su queste scoperte scientifiche. Perché la Chiesa non è mai stata un monolite e al suo interno vi sono posizioni diverse, talvolta opposte. Con un salto di tre secoli, lei si ricorda della sua infanzia, come figlia di una maestra che lavorava con i preti operai. Con la Rerum Novarum la Chiesa aveva preso coscienza che un cambiamento epocale era in atto ed era necessario governarne in qualche modo il cambio di mentalità. Perché Chiesa e potere cercano sempre di correre dietro alle novità.
In particolare c’era la questione del potere patriarcale, che la Chiesa stessa esercitava attraverso le regole morali che contribuiva ad imporre nelle società rurali. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, gli stessi comunisti non volevano che fosse concesso il voto alle donne perché troppo influenzate dalla Chiesa.
Nel Veneto bianco ed agricolo arriva la fine della mezzadria e comincia la presenza industriale, dove ancora una volta i parroci diventano dirimenti, perché sono loro che raccomandano coloro che vogliono entrare in fabbrica. Ma con la nuova figura del Metal Mezzadro cambiano le abitudini della popolazione. Ed è proprio in questo contesto che si inseriscono le figure dei preti operai.
Per quel che riguarda le donne, un nuovo modo di vivere la sessualità sarà il trampolino di lancio per una emancipazione: i referendum sul divorzio del 1974 e quello sull’aborto del 1981 metteranno la società di fronte a delle scelte morali dirimenti. E in parrocchia? Le donne partecipano, ma a loro certi ruoli sono ancora preclusi.
Quindi la Storia continua ad interrogarsi.
Il terzo intervento è stato a cura di Don Paolo Magoga, Presidente Fondazione Opera Montegrappa e Direttore del Centro di Spiritualità e Cultura “Don Paolo Chiavacci”, che ha voluto spiegare come la Chiesa ha voluto concretamente affrontare il problema della povertà e dello spopolamento degli ambienti rurali con l’istituzione di scuole professionali, prima negli spazi della canonica e che poi si sono allargati al punto di ospitare oggi più di 600 ragazzi. L’idea è nata nel 1954 da un prete, Don Erasmo, che accortosi della situazione dell’emigrazione forzata, in cui gli emigranti subivano sofferenze ed umiliazioni, ha pensato di trovare dei finanziamenti per creare una scuola professionale dove gli insegnati affiancavano gli studenti nei loro percorsi prendendosene cura, “sentendo l’odore delle pecore”, come diceva Papa Francesco.
Un altro aspetto che ha affrontato è stato quella della contestazione all’interno del seminario nel Sessantotto, tanto che per un certo periodo fu costretto a chiudere per le intemperanze dei suoi allievi per poi riaprire con un nuovo stile assembleare e democratico, in cui si cercava di conciliare l’obbedienza con il dialogo.
Sono intervenuti poi al convegno due giovani, Filippo e Matilde; il primo sta concludendo il suo percorso triennale, mentre la seconda sta terminando la magistrale. Entrambi hanno posto delle domande ai relatori sulle loro relazioni.
E’ intervenuto poi un prete operaio, Don Pietro Zaco, che ha parlato della sua esperienza, in cui tra i libri proibiti che passavano sotto banco in seminario e che parlavano del Maggio francese nel ‘68 e i contenuti del Concilio che passavano attraverso gli insegnanti, ha concluso la sua formazione in seminario nel 1973. Ma una domanda insisteva nella sua mente: chi è l’uomo? Allora è andato a cercarlo nelle fabbriche, lavorandoci a fianco, diventando un prete operaio. Ha lavorato per 10 anni in fabbrica insieme ad altri due preti. Per motivi di salute ha dovuto sospendere questa esperienza.
Ma la domanda gli è rimasta dentro: chi è l’uomo? Allora è andato a lavorare nel carcere, dove è cappellano da trent’anni, dove ha trovato una scuola di vita che riempe di senso la sua esistenza.
In seguito vi è stato l’intervento di un docente universitario di Padova , Giorgio Franceschetti, che ha illustrato le proiezioni dei presbiteri sia all’estero (nel 2048 non vi sarà più nessun presbitero francese!) che in Italia. Ha portato ad esempio la diocesi di Padova, che dai 434 preti di oggi nel 2048 ne avrà 185.
Un altro intervento è stato quello di Alessandro Pierobon, Presidente dell’Acli della provincia di Treviso. Questa associazione è nata per volontà del papa Pio XII per contro bilanciare la componente socialista. Ma una parte degli iscritti, con la fine del collateralismo e con la vicinanza alla idea democristiana, si staccarono dall’associazione. Morti Moro e Berlinguer, il processo si arrestò perché il mondo andò da un’altra parte.
Il relatore ha aggiunto poi una serie di date iconiche per capire le trasformazioni che ci sono state nel mondo del lavoro: nel 1965 le prime tabelle retributive; nel 1966 la legge che regola i licenziamenti individuali; nel 1970 lo Statuto dei Lavoratori; nel 1975 il Diritto di Famiglia.
Come si può ben vedere, questo convegno ha dato una panoramica di questo argomento, poco conosciuto e poco frequentato dagli studiosi, ma che come è stato possibile rilevare avrà delle ricadute sul nostro futuro. Ringraziamo perciò ancora una volta l’ISTRESCO per che ci sa condurre in sentieri della conoscenza poco frequentati ma necessari per coltivare la nostra capacità critica.
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