Di bellezza ne abbiamo da vendere e ora deve diventare grande.
E per questo occorre la finale, attesa un giorno alla volta, una partita alla volta, un goal alla volta, prima sussurrando, poi mostrandosi con orgoglio ed ora manifestandosi appieno, come un capolavoro che si svela. Compiuto.
Di fronte la Spagna della vecchia conoscenza Luis Enrique, partita a fari spento e poi via via digradante, come una spiaggia di Minorca, soffice e chiara.
Per una notte Barella e compagni dovranno imitare i famosi Closing Parties che animano Ibiza per portare divertimento e goal in patria, che varrebbe la finale.
Guerra aperta al possesso di palla e al palleggio, roccaforte inattaccabile delle furie rosse e su questo Mancini non dorme da notti, poi un pizzico di buona sorte e la quella piccola, grande consapevolezza di essere tosti, caparbi.
Donnarumma, Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson, Barella, Jorginho, Verratti, Chiesa, Immobile, Insigne. Si parte con questi.
In panca abbonda eventuale talento, vamos.
Instacult di Mauro Lama
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