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Marta Novello: la tragedia e quel profondo senso di ingiustizia

2 minuti di lettura

Processo da rifare per l’aggressore di Marta Novello.

È piombata nei quotidiani, con il fragore che tanto piace ai lettori, la notizia: l’aggressore, all’epoca quindicenne, che accoltellò Marta Novello in via Marignana, il 22 marzo 2020, non solo è tornato in libertà per un vizio di forma all’atto dell’affidamento a una Comunità.

Apprendo anche che il processo sarà da rifare, su richiesta dell’avvocato difensore, che ha ritenuto ingiusta la condanna perché immaturo.

Giusto per chiarire, il processo e la condanna comminata, quindi, verranno annullati dal nuovo.

Non significa, quindi, che l’aggressore la passerà da impunito.

Come riportato da “Il Gazzettino”, edizione di Treviso, in data odierna, il Primo Cittadino ha spiegato come il Comune si fosse speso per individuare una Comunità adatta al piano rieducativo del giovane.

Un atto non scontato e più che apprezzabile.

Peccato che, in svariati casi, in Italia sia impossibile assicurare le debite conseguenze ad atti così insensati, crudeli, gravi, che rovinano la vita a persone innocenti e colpevoli solo di trovarsi in un posto sbagliato, nel più classico dei momenti sbagliati.

Questo, però, non deve affatto significare che possiamo dimenticare che il carcere, anche nel nostro Paese, dovrebbe avere uno scopo rieducativo e riformativo, non punitivo.

Una vera delusione per chi, da quel marzo di oltre due anni e mezzo fa, sperava di poter uccidere con le proprie mani l’aggressore o per chi lo ha ricoperto di insulti, ovviamente celandosi dietro ad una tastiera.

La vera delusione, quella che forse pochi possono notare, è che ci troviamo di fronte all’ennesimo flop giuridico.
C’è un reato, gravissimo, una vittima, per fortuna ancora tra noi, c’è un colpevole e due famiglie distrutte.

C’è stato un processo, una detenzione. Una scarcerazione ed un ordine di affido a una comunità.

Dov’è stato l’inghippo? Non si sa, ma gli Ispettori del Ministero, inviati all’epoca dal Ministro Cartabia non han trovato nulla di anomalo nella procedura.

Il risultato, ora, è di un giovane, che necessita di una rieducazione, libero ed all’estero, una ragazza traumatizzata fisicamente e psicologicamente, col peso di dover accettare una sorta di impunità per il proprio aggressore, una cittadinanza sconcertata.
Accennavo pocanzi al Sindaco ed all’impegno profuso per la ricerca di una Comunità.

Apprendo dai giornali che ha altresì dichiarato di “non saper come spiegare ai cittadini che l’aggressore vive la sua vita libero”.
Che sia libero non è il vero problema. Il fatto che non è stato minimamente rieducato è la cosa brutalmente grave. Poi, sinceramente, non penso sia dovere del Sindaco spiegare ai cittadini perché non è stato incarcerato o inviato ad una Comunità.

Altrimenti, il Sindaco dovrebbe anche spiegare perché molti furti restano impuniti, anche individuati i colpevoli, perché alcuni potenziali aggressori, quando segnalati, non vengano subito ripresi da un intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine (salvo poi venire arrestati per aggressione e tentato stupro, dopo aver già ricevuto altre condanne, restando in libertà) o perché alcune semplici segnalazioni di illeciti non vengano prese in considerazione.

Entreremo in un loop.

Strano però che qualcuno si senta in dovere di spiegare a qualcun altro perché un adolescente non è ancora in carcere.

Già di per sé stesso, quanto è accaduto è terribilmente insensato. La prosecuzione giudiziaria, altrettanto.

Così come inspiegabile come dei Cittadini liquidino un profondo disagio adolescenziale, forse patologico, forse dovuto a traumi passati, con una semplice e canonica indignazione. A me piacerebbe spiegare che, nella tragedia, dire “Deve marcire in galera” non risolve nulla.

Di casi di malagiustizia ce ne saranno ancora, di persone disagiate, altrettanto.

Soprattutto ci saranno ancora vittime, che non guariranno mai totalmente o non torneranno tra noi incarcerando i violenti.

Il problema è ben altro ed altrove e le cose non capitano sempre e solo agli altri.

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