Giovanni Malagò è stato eletto con il 68,58% dei voti nuovo presidente della FIGC. In pole come nuovo Commissario Tecnico Antonio Conte
ROMA – Il primo passo verso il rinnovo totale del calcio italiano è stato fatto. A quasi tre mesi dalla debacle sportiva di Zenica e dalle conseguenti polemiche fino alle dimissioni di Gabriele Gravina, finalmente è stato eletto un nuovo presidente della FIGC. A spuntarla è stato, con il 68,58% delle preferenze (343,084 voti), Giovanni Malagò. L’ex presidente (dal 2007 al 2014) Giancarlo Abete si accontenta del 29,17%, 145,936 voti con un 2,25% di schede bianche.
Un risultato che tutti gli addetti ai lavori si aspettavano. Il primo esce da molti successi, l’Aniene prima, il CIO, il CONI, Fondazione Milano Cortina. Il secondo, per quanto attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, già nel suo primo regno aveva dimostrato di non sapere migliorare la situazione, con le cocenti sconfitte dei Mondiali 2010 e 2014.
La strada sarà comunque dura. Le riforme dovranno essere tante e la guida dovrà essere sicura. Il primo compito del sessantasettenne romano sarà quella di scegliere una nuova figura per il panorama italiano: il Direttore Tecnico. Il secondo passo sarà quello di scegliere insieme il nuovo Commissario Tecnico.
Due scelte che dovranno essere prese velocemente per permettere poi a entrambi di cominciare un lavoro per niente semplice. Riformare in toto il calcio italiano. Impresa quasi impossibile a pensarci, ma tanto peggio di così non si può andare.
Per il primo ruolo il nome più gettonato e probabilmente più opportuno è Paolo Maldini. L’ex capitano azzurro ha tutto. Dal physique du rôle, all’esperienza maturata come dirigente con il Milan. Oltre ovviamente all’abitudine, ormai dimenticata, di competere sempre per vincere.
Sterzata invece sulla scelta del nuovo CT. Fino a ieri i rumors davano per quasi certo il ritorno di Roberto Mancini, l’ultimo allenatore capace di vincere con la Nazionale agli Europei 2021. Sembra invece ora che la maggior parte del Consiglio Federale preferisca il ritorno di Antonio Conte, sponsor permettendo visto il suo salario fuori standard per la FIGC.
Il primo ha fatto debuttare molti giovani, tra cui Zaniolo ancora prima che giocasse un solo minuto in Serie A. Paga però l’abbandono shock alla Nazionale e la fuga in Arabia. Il secondo sa creare un gruppo unito che lotta fino alla fine, ma tranne che nella sua prima esperienza alla Juventus, non è mai durato su una panchina più di due anni e in questo momento serve una scelta duratura per non ricominciare poi tutto da capo.
Qualunque sia la scelta, non c’è più tempo da perdere. Una volta erano gli altri sport azzurri a guardare al calcio come sport trainante in Italia per i successi, il seguito, l’organizzazione ecc. Ora è l’esatto contrario. Il Paese sforna campioni in tutte le discipline sportive, li cresce, li fa esordire giovanissimi. Un calciatore viene considerato giovane e ancora non pronto per il grande salto anche a 23 anni.
Eppure abbiamo visto venti giorni fa come il talento tra i giovani azzurri non manchi. Ce l’ha sbattuto davanti agli occhi il CT dell’Under 21 Silvio Baldini, per dieci giorni sulla panchina senior nelle amichevoli con Lussemburgo e Grecia. Chiunque sia il prescelto per ricoprire questo compito, da lì dovrà ripartire. Dai giovani. E saper instillare nei loro cuori la passione unica e travolgente che può dare solo indossare la maglia del proprio Paese.
Photo Credits: Figc.it
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