Dopo l’operazione dei Carabinieri a Lecce con 18 arresti, il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani richiama l’urgenza di rafforzare l’educazione civica: “Solo la scuola può spezzare il fascino dell’illegalità e costruire una coscienza civile diffusa”
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con attenzione e profonda preoccupazione la notizia della vasta operazione condotta dai Carabinieri nel Salento, che ha portato all’arresto di diciotto persone accusate di appartenere a un gruppo mafioso attivo in diversi comuni della provincia di Lecce. Questa vicenda, che affonda le sue radici nel traffico di droga, nel possesso di armi e in una rete di violenze e intimidazioni, conferma purtroppo quanto la criminalità organizzata sia ancora viva e tenti costantemente di minacciare la convivenza civile e la sicurezza dei cittadini.
Gli arresti rappresentano una risposta forte dello Stato, ma allo stesso tempo ci ricordano che la repressione da sola non è sufficiente. La criminalità trova linfa laddove esistono povertà educativa, disillusione sociale, mancanza di prospettive. Ed è proprio in questo spazio che la scuola deve intervenire con tutta la sua forza rigeneratrice. La scuola, infatti, è il presidio più autentico e duraturo contro l’avanzata delle mafie, perché educa alla libertà, forma cittadini consapevoli e capaci di resistere al fascino ingannevole di un potere costruito sull’illegalità.
Il Coordinamento ritiene indispensabile un potenziamento deciso e coraggioso dell’educazione civica, che non deve rimanere una disciplina accessoria, ma deve diventare il filo conduttore della formazione delle nuove generazioni. Attraverso la conoscenza della Costituzione, il confronto con i valori democratici, la memoria delle lotte civili e il dialogo con testimoni di giustizia, gli studenti possono sviluppare gli anticorpi necessari a respingere ogni forma di marciume criminale. È nei banchi di scuola che si gioca la sfida più importante: costruire una società che non solo condanni le mafie, ma le renda culturalmente estranee e irricevibili.
La cronaca ci ha mostrato ancora una volta come la criminalità riesca ad attrarre giovani e adulti con il miraggio del denaro facile e del potere immediato. A questo modello distruttivo occorre contrapporre una narrazione nuova e credibile, fondata sul lavoro onesto, sulla dignità della persona, sul rispetto dei diritti umani. E chi meglio della scuola può svolgere questo compito, aprendo spazi di riflessione, di creatività, di partecipazione attiva?
Il CNDDU rivolge un appello al mondo della scuola, alle famiglie e alla società civile: non restiamo indifferenti, trasformiamo questa vicenda in una chiamata alla responsabilità collettiva. L’Italia, e il Salento in particolare, non possono e non devono essere ricordati per la cronaca nera, ma per la luce della loro cultura, della loro bellezza, della loro capacità di resistere e rinascere. La vera vittoria sulle mafie non si otterrà solo con gli arresti, ma con la costruzione quotidiana di una coscienza civile diffusa, che renda impossibile ogni compromesso con l’illegalità.
La scuola deve diventare il cuore pulsante di un nuovo patto educativo, in cui ogni docente si senta testimone di legalità e ogni studente ambasciatore di giustizia. È questo il terreno su cui germoglierà la speranza di un Paese finalmente libero da catene invisibili che da troppo tempo lo rallentano.
Investire nell’educazione civica significa investire nella sicurezza collettiva più di quanto possa fare qualsiasi muro o telecamera di sorveglianza. Perché solo le coscienze vigili possono costruire comunità solide e impermeabili al ricatto mafioso.
L’operazione di Lecce ci insegna che lo Stato c’è, ma deve camminare insieme alla scuola per vincere davvero. Non è soltanto un tema locale, è una questione nazionale che riguarda l’identità stessa della nostra democrazia.
Se oggi abbiamo assistito a un successo investigativo, domani dovremo trasformarlo in un successo educativo, affinché i nostri giovani non diventino mai terreno fertile per chi alimenta paura e corruzione.
Il CNDDU ribadisce che il futuro si difende nelle aule, e senza una scuola forte e libera non ci sarà mai una società libera.
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