Il settore manifatturiero del “Made in Treviso” ha raggiunto un valore di 15,65 miliardi di euro, posizionando la provincia come seconda in Veneto per le esportazioni
TREVISO. Rispetto al 2019, l’export manifatturiero è aumentato di oltre due miliardi di euro, con un incremento del 15,7%. Tuttavia, dopo la ripresa del periodo post-Covid, iniziano a manifestarsi i primi segnali di rallentamento. Nel 2024, l’export della Marca Trevigiana ha registrato una diminuzione media dell’1,9% rispetto al 2023, e una flessione del 3,4% rispetto al 2022. Questo ha comportato una perdita di fatturato pari a circa 306 milioni di euro rispetto all’anno precedente e 550 milioni rispetto al 2022.
«Nel 2024, le imprese artigiane del “Made in Treviso” sono scese per la prima volta sotto la soglia delle 5.000 unità», evidenzia Loris Balliana, vicepresidente vicario di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Tuttavia, il settore artigiano si comporta meglio rispetto all’intero panorama delle imprese trevigiane, che hanno visto una contrazione del 13,3%. Questi numeri, da un lato, confermano l’adattabilità e la competitività dell’artigianato, dall’altro riflettono un rallentamento dell’economia locale, che genera ulteriori preoccupazioni sui possibili sviluppi della guerra dei dazi».
Attualmente, le aziende artigiane del “Made in Treviso” ammontano a 4.874, rappresentando il 52% del totale delle imprese trevigiane nel settore. Offrono occupazione a 21.531 persone. Il settore dominante è quello della metallurgia e dei metalli, con 1.444 imprese artigiane, pari al 29,6%, e 6.546 addetti. Seguono il legno arredo, con 913 imprese (18,7%) e 3.583 lavoratori; la moda, con 792 aziende (16,2%) e 3.493 occupati; e infine il comparto alimentare e delle bevande, con 449 imprese (9,2%) e 2.387 lavoratori.
«Esaminando l’export del “Made in Treviso”», afferma Loris Balliana, vicepresidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «nel 2024, rispetto al 2023, quattro settori su dieci hanno mostrato segni positivi. Il settore alimentare e delle bevande è al primo posto, con un aumento del 7,2%, pari a oltre 123 milioni di euro di esportazioni in più. Segue la chimica, gomma, plastica e farmaceutica con un incremento del 2%. Elettronica e informatica hanno registrato una crescita modesta dello 0,7%, così come i macchinari e le attrezzature (+0,5%). La moda è il comparto che ha sofferto maggiormente, con una perdita del 10,6%, pari a 262 milioni di euro in meno di fatturato. Anche i mezzi di trasporto hanno visto un calo (-9,6%), così come la gioielleria (-3,1%). Il legno arredo ha subito una lieve contrazione dello 0,4%».
La solidità del “Made in Treviso” è evidenziata da settori come la gioielleria e la bigiotteria (+59,5%) e gli alimentari e le bevande (+41,7%) hanno registrato aumenti significativi. A seguire, la chimica, gomma, plastica e farmaceutica (+24,8%), l’elettronica e informatica (+24,4%) e la metallurgia e i minerali (+24,1%).
«Gli unici settori che mostrano segnali di declino», conclude Balliana, «restano i mezzi di trasporto (-9,7%) e la moda (-5,7%). Guardando nel complesso le tendenze, emerge la capacità dell’artigianato trevigiano di adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle tensioni globali: è un artigianato che si distingue per lavorazioni ad alto contenuto tecnologico e innovativo.
Tuttavia, i segnali di rallentamento sono un chiaro avvertimento: le associazioni di categoria devono intervenire a livello istituzionale per garantire che l’ecosistema economico e infrastrutturale favorisca la competitività delle imprese. Al contempo, è fondamentale fornire alle imprese strumenti e competenze sempre più avanzati per permettere loro di esprimere appieno il loro potenziale».
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