200 anni (1821-2021) dall’indipendenza della Grecia. Come hanno visto i pittori italiani la guerra d’indipendenza di Grecia
La guerra per l’indipendenza della Grecia inizia nel 1821. Dopo 4 secoli i Greci, cioè la popolazione della Grecia iniziò ad amarsi contro turchi. Non c’è nessun dubbio che i greci avessero voluto la loro libertà fin dall’inizio del dominio turco, ma è solo nel diciottesimo secolo che tale desiderio diventa un programma organizzato. La lotta greca contro l’impero ottomano fu l’unica tra le altre rivoluzioni del 1820/21/22/23, che si conclude con un clamoroso successo. Molti politici, artisti, scrittori, in Europa avevano visto la lotta della Grecia con grande entusiasmo. Così esisteva il movimento di filoellenismo.
Il filoellenismo, uno dei movimenti di opinione più rilevanti di questi anni, (nell’Europa romantica dell’inizio del 19° sec) fu uno dei fattori di stimolo e di coordinamento internazionali del liberalismo. Comitati filoellinici sorsero nelle maggiori città europee e in America e organizzarono l’invio di soccorsi e volontari. Il movimento filloellenismo cercò di favorire i Greci in lotta per ottenere l’indipendenza del dominio ottomano.
Molti pittori del movimento di filoellenismo avevano ispirato dalla guerra per l’indipendenza greca, come Louis Dupre, Ary Scheffer, Thomans Phillips, Delacroix, Ary Scheffer, Karl Krazeisen, Peter von Hess, Adam Friedel, Francois-Emile de Lansac, Dupre, Ambroise Louis Garneray e naturalmente Ludovico Lipparini.

Giovanni Bocci calcografo nato a Cremona dopo il 1770, Morì nel1832, annegato nel naviglio di Porta Nuova a Milano. (ove si era trasferito nel 1796). Fu allievo del Vangelisti in Milano ove fu attivo. Incise i rami per il Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci (Milano 1804) e i ritratti di F. M. Marcolini e del Vicepresidente della repubblica Cisalpina F. Melzi (1802, da G. Longhi), di Antonio Cocchi (per l’edizione dei suoi “Discorsi e lettere”, Milano 1824), di Vittorio Alfieri, vari ritratti per la collezione dei “Classici Italiani”, alcune tavole per la nota opera sul Costume del Ferrario. Ultima sua stampa il ritratto di Giulio Ferrario, dal disegno di Vincenzo Raggio. Anche sono noti due suoi cicli di ritratti dei protagonisti della guerra d’indipendenza greca. Uno fu pubblicato a Parigi, presso l’editore Marino dal 1826 al 1829. Si tratta di una serie derivata, non firmata dall’ artista, bensì da altri esecutori. La serie originaria dovete esser quella stampata a Firenze presso la litografia Salucci nel 1825, serie nella quale oltre della firma dello stesso Boggi e al nome del personaggio in italiano e in greco, non vi è altra indicazione.

Litografia stampata da Salucci di Firenze nel 1825,
raffigura I. Gouras (1791-1826) originario della regione del Parnaso

Litografia sotto la scritta greca (Miaoulis),
seguito dalle stesse indicazione tipografiche della serie
Andreas Miaoulis (1769-1835) è passato alla storia come il «navarchos» della guerra d’indipendenza.

G. L. Catteri, nato a Rivolto di Codroipo (Udine) il 14 gennaio 1799, si trasferì verso il 1825 a Trieste dove la sua formazione da autodidatta nell’ambito della pittura ornamentale si perfezionò a contatto con le opere di Giuseppe Bernardino Bison. I suoi esordi devono essere ricollegati alle perdute decorazioni del caffè cittadino Tommaso Marcato, oggi Tommaseo, a cui fecero seguito quelle di palazzo Schwachofer, di casa Popovich (1832-1834), del teatro della Società filarmonica drammatica (rifatte da G. nel 1836), del Teatro Grande (1835) e di quelle, ancora esistenti, della rotonda Pancera e della casa Girometta in via San Lazzaro, attribuite sulla base di alcuni disegni preparatori esistenti presso i Civici musei di storia e arte di Trieste.

Ludovico Lipparini nacque a Bologna (1800). Trasferitosi a Venezia, iniziò a studiare con L. Cozza e si perfezionò all’Accademia di belle arti con T. Matteini. Nel 1824 sposò a Venezia la pittrice Anna Rosa Manetti, che aveva diciotto anni più di lui.
T. Matteini lo indirizzò verso lo studio dei gessi greci e canoviani e la pratica del disegno. Così l’amore di Ludovico Lipparini per la Grecia era grande. Nel 1831 in seguito alla scomparsa del cognato, ottenne la cattedra di elementi di figura all’Accademia di Venezia.
Il pittore Ludovico Lipparini ha accompagnato e descritto con la sua pittura l’indipendenza della Grecia. Così possiamo vedere “il giuramento di Byron”. Nel 1823 Byron, persuaso dall’amico John Cam Hobhouse, aderì all’associazione londinese filoellenica a sostegno della guerra d’indipendenza greca contro l’Impero ottomano. Byron visse in prima persona gli aspri contrasti fra i greci che lottavano contro la dominazione turca. Dopo qualche mese, nel gennaio 1824 si trasferì – chiamato dal patriota Alessandro Mavrocordato – a Missolungi, dove morì, forse in seguito a febbri reumatiche, il 19 aprile. Ecco l’opera di Ludovico Lipparini:

I personaggi dipinti hanno una presenza e una solidità che li fa assomigliare a eroi. Per esempio nell’opera di Ludovico Lipparini “tomba di Marco Botzaris” esposto a Venezia nel 1850.

Marco Botzaris, uno dei capi più eroici dell’indipendenza della Grecia, “l’aquila dei Sulioti” nella mischia cadde colpito alla fronte e morì accanto al fratello. Come scrive Costanza Marana: “Un altro dipinto incisivo è “La morte di Marco Botzaris” (1841) di Ludovico Lipparini (Bologna 1800-Venezia 1856). Questa tela intrisa dell’aspetto più munifico dell’eroismo romantico, raffigura l’adagio del corpo del valoroso combattente che ancora serba l’ardore dello spirito, ma che lentamente soccombe alla ferita e al dolore, circondato dai compagni. Lo sguardo ha ancora un sussulto vivido, sebbene si scorga il vitreo che se ne sta impadronendo. La posa, quasi estatica, risulta di maniera, come spesso nella pittura di storia, dove il focus rimane il cerimoniale dell’evento narrato.”

Un’altra opera di Ludovico Lipparini è “Una barca di Greci”. La città di Parga viene consegnata dall’esercito inglese ad Ali Pasha di Jannina, così i cittadini lasciano la patria.
Come scrive Luigi Carrer: “Una barca di Greci fuggitivi dall’isole loro natie, fatte preda, o prossime ad esser fatte, di Turchi, sempre duri all’oppressa nazione, inesorabili adesso, che la guerra commossa dal desiderio dell’indipendenza dilatasi in ogni parte con impeto e velocità poco meno che incredibili, ne si offre ritratta dal professore Ludovico Lipparini in un quadro, piccolo quanto alla dimensione, ma da non potersi dir tale quanto all’effetto che rende alla vista, e per essa all’immaginativa ed al cuore. Dietro la barca buon tratto son monti, e le cime con incerta apparenza sorgenti del lasciato paese; tutto intorno va il mare, che spesso vorace ad ingoiare navigli e speranze di troppo avidi e confidenti mortali, spesso anche, com’ora, è liberale del vastissimo seno a chi fugge insidie e persecuzioni non evitabili d’altra maniera.”
I dipinti storici di solito raffigurano un momento di una storia, un destino, un processo, però, con le opere di Ludovico Lipparini vediamo che il pittore non prende posizione di fronte alla storia; è la storia che prende posizione di fronte al pittore.
A cura di Apostolos Apostolou
Scrittore Docente di filosofia e Crittico Letterario
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