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Lorenzo Quinn: BABY 3.0 a Venezia

2 minuti di lettura

“Baby 3.0” – simbolo di rinascita, tributo verso il mistero della vita che accomuna ogni essere umano e dà speranza per il futuro – è la nuova creazione monumentale di Lorenzo Quinn da poco inaugurata a Venezia, a cura di Amira Gad. Collocata nel giardino di Palazzo Corner della Ca’ Granda a San Marco, splendido e imponente edificio progettato da Jacopo Sansovino, sede storica della Città metropolitana di Venezia e sede della  Prefettura, “Baby 3.0” è una scultura sorprendente e iconica che si staglia sul Canal Grande intessendo con le sue acque magici riflessi.

Oltre ad essere visibile dall’acqua, sarà possibile per il pubblico entrare liberamente nel giardino di Ca’ Corner per vedere da vicino l’opera giovedì, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00.

In rete d’acciaio inossidabile e fusione di alluminio, alta 7 metri e larga quasi 9, l’opera rappresenta un bimbo nel grembo materno, mònito a ridare valore alla vita e ai cambiamenti necessari per un domani migliore per l’Umanità e l’ambiente.

Un lavoro di grande poesia che, ammantato di luce, di notte assume ulteriore forza evocativa e pienezza della composizione.

“Di giorno quasi sparisce”, spiega Quinn, “mentre di notte prende vita, acquistando una maggiore forza come se la notte fosse il momento del concepimento dell’opera e della vita umana”.

Lorenzo Quinn, arista figurativo ormai di fama internazionale, avvia con Baby 3.0 una nuova fase del suo percorso artistico: “Siamo in un momento storico molto importante: speriamo possa essere la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo più positivo, basato sull’amore, sull’empatia, sulla gentilezza e sul rispetto. Questa scultura vuole cercare un dialogo, una rinascita dell’umanità partendo, metaforicamente, dal ventre materno.”

Dopo “Support” (2017) e “Building Bridges” (2019), Quinn torna quindi nella città lagunare“Venezia per me è molto importante sia dal punto di vista personale che per la mia carriera artistica. Qui ho esposto le mie opere più importanti e con “Baby 3.0” chiudo un ciclo e ne apro un altro: è una rinascita”.

Amira Gad, curatrice e scrittrice scrive: “paradossalmente per l’attività artistica di Lorenzo Quinn, questa scultura è a un tempo monumentale per dimensioni ma intima nel sentimento che genera. Ci invita ad entrare in un bozzolo…e ci mette di fronte all’immensità delle domande che ne sono al centro e che sono l’essenza di tutto ciò che facciamo, della cultura, della scienza, della filosofia, dell’innovazione: Perché siamo nati? Perché siamo qui? Qual è il nostro scopo nella vita? Con il titolo, l’artista suggerisce una umanità migliore ed evoluta, una versione 3.0 di noi stessi alla quale mirare”.

Ma i richiami e le suggestioni, come tipico delle opere di Quinn, sono molteplici: come non pensare per esempio a una connessione tra il bacino della donna che fa da culla al “Baby 3.0” nell’opera dell’artista italiano e il bacino di San Marco della città lagunare, che ha nel Canal Grande il suo “cordone ombelicale”, segno del rapporto vitale tra Venezia e l’acqua, così com’è nell’acqua che nasce la vita?

Negli ultimi due decenni, le opere di Lorenzo Quinn sono state esposte in tutto il mondo. Tra le sue opere monumentali si ricordano “Support” (2017) esposta a Venezia – le mani di un bambino che dall’acqua del Canal Grande sorreggono Ca’ Sagredo, in una denuncia contro l’inquinamento della città – e “Give” (2020) installata anche nel Giardino dei Boboli degli Uffizi a Firenze; “Together” (2021), opera di land art presentata prima a Cannes e poi nell’esposizione “Forever is Now” in Egitto, in occasione del primo evento di arte contemporanea tenuto nel sito UNESCO delle Piramidi di Giza e “Force of nature” (2017), alta cinque metri installata sulla sommità del Museo di Arte Moderna di Shanghai, per ricordare il grande potere della natura e ciò che Quinn descrive come il nostro “falso senso di sicurezza” nei suoi confronti.

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