Due partite per vincere il titolo, ma è in settimana che la sorte potrà emanciparsi. Destinazione Vesuvio o Madunina.
Napoli o Inter, domenica tocca alla prima delle due finali, rispettivamente contro Parma e Lazio, ma il futuro che è prossimo, alle porte, lo si prepara da ora. Tra ansie, vertigini e quel punto che è diventato un karma. Agognato ma anche provvisto di quel peso specifico che alla fine potrebbe essere un ingombro, un menhir granitico, paradossalmente insopportabile.
Il punto che appartiene al Napoli, reduce dal colpo di testa di Vazquez che sembra aver ora irretito i partenopei e Conte lo sa. C’è da giurarci che domenica sera ancor prima della doccia, alla fine della partita, abbia già catechizzato i suoi, adombrando un conclave imminente. Roba forte, solo per chi se la sente, visto il pezzo di stoffa che c’è in palio. In effetti sprecato il bonus pareggio per il Napoli è cambiato tutto, pur se rimane autentico padrone del proprio destino, piaccia o non piaccia.
Appena al di sotto di quel benedetto punto naviga l’Inter, rinvigorita dalla partitissima contro il Barcellona, quando ha staccato il ticket per Monaco e dove sembra essere cambiato tutto dal goal di Acerbi, che calpestando il frangente dell’area di rigore prossimo a Meazza, Nyers, Boninsegna e Milito ha ridisegnato la sorte, con l’urlo liberatorio subito dopo la rete che riporta a Tardelli 82. Memorabilia.
Il logorio dell’attesa matura generalmente le grandi compagini, che lo fanno proprio per riconquistare tutti i galloni possibili. E una volta in campo, “fuori dal decanter”, diventano inclinii ai trionfi.
Costruiti anzitempo, nella fervida attesa.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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