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Libero l’aggressore minorenne che il 22 marzo 2021 aggredì e ferì gravemente Marta Novello

3 minuti di lettura

Il fatto accadde a Mogliano, nella frazione di Marocco e destò indignazione e terrore.

L’adolescente, allora quindicenne, che nel pomeriggio del 22 marzo 2021 aggredì la povera Marta Novello, dapprima condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione, ridotta poi a 5, è tornato in libertà.

La notizia era trapelata da subito e oggi alcuni quotidiani l’hanno pubblicata on line, per ora.

Lo sdegno della Comunità è enorme, un parlamentare vicentino ha proposto un’interrogazione al Ministro Cartabia ma, sta di fatto, il ragazzo è libero.

Voci non confermate dicono sia assieme alla mamma in qualche posto all’estero oltre la Manica.

Una ragazza venticinquenne barbaramente aggredita, fisicamente e psicologicamente, legge che ora il suo aggressore è libero.

Libero per un cavillo burocratico, dopo che dal carcere minorile di Treviso era stato trasferito a Napoli, per un incendio scoppiato a Santa Bona proprio per una rivolta dei carcerati stessi.

Ci si chiede come possa essere credibile una giustizia che commina condanne previste e che le rende esecutive, fatto salvo che… non intervengano “cause di forza maggiore” e, soprattutto, burocratiche.

Non ci troviamo di fronte a un indulto, a una grazia, a un’assoluzione concessa perché i fatti non sono accaduti.

Le accuse sono state tutte confermate. Nessuna debolezza psichiatrica, un raptus, un gesto, però volontario, gravissimo, che ha fatto rischiare la vita a una Donna, ora fisicamente ripresasi, segnata però a vita da quanto subito, senza motivo.

Due famiglie, quella di Marta e quella del quindicenne, rovinate e segnate per sempre.

Sfregiate da violenza, terrore, forza di volontà per Marta nel volersi riprendere e “ricordare meno” (dimenticare è impossibile) il trauma subito.

E la famiglia del ragazzo, che inspiegabilmente ha visto il figlio e il nipote trasformarsi in mostro.

Inutile cercare una narrazione diversa dai fatti e, chi, leggendo questo articolo si aspetta buonismo, pietismo, oppure un “ma” giustificativo, non lo troverà.

In questi casi ci si può chiedere, comunque, perché un ragazzo normale, forse con compagnie a volte troppo sopra le righe, ma sicuramente non criminali, traduce un disagio interiore in gesti efferati e non comprensibili a mente lucida.

Ci si può chiedere come l’impegno di due nonni nel coadiuvare una madre nell’educazione possa esser spazzato via da tanta crudeltà eviscerata contro una Donna innocente, contro qualcuno che non ha colpe.

E ancora, pensare quale momento di buio pesto può colpire un giovane. Un buio pesto che, dopo l’aggressione, non lo fa scappare; resta attonito a guardare, fermo in piedi. Dopo tanta rabbia sfogata con chi ha tentato di uccidere.

O pensare che, probabilmente, l’educazione gli è stata data non proprio da una mamma o da un papà, ma da chi, con amore e dedizione, voleva aiutare i genitori, pur non essendolo.

Nessuna pietà nel confermare che non andava scarcerato, visto che nessuno si è occupato della rieducazione psicologica del soggetto. Quale futuro si può costruire, se non capace di un cambiamento interiore.

Quale futuro potrà cercare, con una condanna gravissima e un gesto neppure immaginabile da un ragazzino alle spalle, senza esser stato debitamente seguito e compreso da professionisti.

Quale ambiente sarà pronto ad accoglierlo, accettando una pena annullata dopo un fatto che ha distrutto due famiglie e che ha rimesso in libertà un ragazzo senza nessuna cura nella comprensione del perché ha fatto tanto male?

Stiamo vivendo un periodo storico che infonde rabbia e disagio. La società viene massacrata di accadimenti simili e non tutela nessuno. Neppure chi viene risbattuto nella stessa senza motivo, merito, semmai possa essere quello di esser “guarito”, senza un pentimento sincero.

Quale messaggio può trasparire. Quali domande può farsi un genitore che vede un ragazzino trasformarsi, apparentemente senza motivo, da educato e simpatico in mostro assassino, visto che la tragedia assoluta è stata davvero evitata per un soffio.

Il primo pensiero sarà sempre per Marta Novello e per le ingiustizie che ha subito e sta subendo.

Il secondo è che non deve esserci pietà e buonismo per l’aggressore, ma profonda riflessione.

Cosa possiamo pretendere da una Giustizia così “azzeccagarbugliata” e capace di rimettere in libertà con questa leggerezza ragazzi bisognosi di esser compresi e, soprattutto, autori di gesti gravissimi che andrebbero studiati non solo per comminare una condanna e una pena?

Cosa possiamo aspettarci, davvero, dalla prevista funzione rieducativa di un carcere, soprattutto minorile?

Alla fine, poi, cosa potremmo pensare se l’autore del gesto fosse il ragazzo conosciuto appena qualche anno fa, che tanto reputavamo brillante, educato?

Comprendere e riflettere non significa giustificare.

Gianluca Longo

Nella foto di copertina, un’immagine di repertorio. Riteniamo sia doveroso proteggere Marta e i suoi ricordi. A nessuno piace finire in un sito web e restarci a imperitura memoria. Il diritto all’oblio è lento e a volte farraginoso. Nel giornalismo che vorremmo, ci piacerebbe raccontare i fatti, dare le notizie senza turbare ulteriormente chi ha già sofferto fisicamente, psicologicamente e mediaticamente. Il direttore

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