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Le donne afghane sfidano il divieto di cantare in pubblico con video di protesta nel web

3 minuti di lettura

Le donne afghane stanno sfidando coraggiosamente il divieto dei talebani di cantare in pubblico, condividendo video di protesta online per difendere la loro libertà di espressione. Le loro voci si levano contro un regime che tenta di ridurle al silenzio.

AFHGANISTAN. Quando i talebani ripresero il potere in Afghanistan nell’agosto del 2021, si presentarono come un regime più moderato rispetto al passato, promettendo di rispettare i diritti delle donne. Tuttavia, nei mesi successivi divenne evidente che stavano ripristinando le rigide restrizioni già viste durante il loro primo governo, dal 1996 al 2001. Negli ultimi tre anni, hanno chiuso le scuole secondarie per ragazze, vietato l’accesso all’università per le donne e persino proibito l’ingresso nei parrucchieri e nei saloni di bellezza.

La legge oggetto delle proteste è stata emanata ad agosto dal Ministero per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio, ed è composta da 35 articoli. Essa concede nuovi poteri ai leader religiosi, noti come muhtasibs, e impone ulteriori restrizioni alla vita quotidiana, specialmente per le donne. Ad esempio, la normativa dichiara che la voce femminile è considerata una parte intima del corpo (‘awrah) e non deve essere udita in pubblico. Inoltre, le donne devono coprirsi integralmente in pubblico, inclusi il volto, e i loro abiti non devono essere corti, aderenti o trasparenti. Vengono anche vietate amicizie con donne non musulmane, viaggi senza la presenza di un parente maschio e il guardare un uomo negli occhi.

Negli ultimi tempi, molte donne afghane, sia residenti nel paese che all’estero, hanno utilizzato internet per protestare contro questa legge. Nei loro video, si registrano mentre cantano o declamano poesie, accompagnando le immagini con hashtag in inglese, come «My voice is not forbidden» e «No to Taliban», e in dari o pashto, con frasi come «La voce di una donna non è privata». Tra le partecipanti ci sono donne afghane emigrate all’estero, come Taiba Sulaimani, che vive in Canada dal 2021, e Zala Zazai, un’ex poliziotta afghana ora residente in Polonia. Zazai ha contribuito alla campagna cantando un brano della celebre artista afghana Aryana Sayeed.

Altri video provengono direttamente dall’Afghanistan, nonostante i rischi enormi. Golsoom Efat, membro del movimento Afghan Womens Justice Movement, ha registrato il suo video nella remota provincia settentrionale di Badakhshan. Ha raccontato all’Associated Press che sua sorella ha girato il video mentre si trovavano all’aperto, violando apertamente la legge. “Mentre cantavo,” ha spiegato Efat, “temevo che, se fossi stata scoperta, sarebbe stata l’ultima volta.” Alla fine del video, Efat afferma con forza: “La voce di una donna non è privata.”

Internet rimane uno degli ultimi spazi non completamente controllati dai talebani, nonostante il tentativo di limitarne l’uso, come il recente divieto di TikTok per contenuti ritenuti “non islamici”. A luglio, il Washington Post ha intervistato diverse donne di Kabul che utilizzano i social media come unico mezzo di evasione e di espressione. “Internet è la nostra ultima speranza, anche se nulla può sostituire la libertà,” aveva dichiarato Beheshta, una giovane di 24 anni. Tuttavia, molte temono che anche questa libertà virtuale possa essere presto limitata. Hedayatullah Hedayat, viceministro dell’Informazione del governo talebano, ha espresso l’intenzione di sviluppare piattaforme sotto il controllo del regime.

Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a inizio luglio ha messo in evidenza come l’influenza del Ministero per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio stia continuando ad espandersi, limitando sempre più le libertà individuali in Afghanistan. Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha definito la legge “intollerabile” e ha chiesto alle autorità afghane di revocarla immediatamente, sottolineando che il regime talebano non è riconosciuto formalmente da nessuno stato, nonostante alcuni abbiano relazioni con loro.

In un contesto così drammaticamente oppressivo, il coraggio delle donne afghane che utilizzano internet come ultima frontiera di resistenza non può che essere ammirato e sostenuto. Nonostante i rischi concreti che corrono, queste donne dimostrano una resilienza straordinaria, lottando per far sentire la loro voce contro un regime che cerca di ridurle al silenzio. Il loro gesto è un potente richiamo alla comunità internazionale affinché non distolga lo sguardo dalla loro battaglia per la libertà e i diritti fondamentali. La loro voce non può e non deve essere soffocata.

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