L’onda lunga di un 2022 che ha visto quello delle dimissioni, “grandi” o “piccole”, tra i temi di punta del mondo del lavoro arriva a lambire l’ultima parte del 2023, con strascichi certi previsti anche nel 2024. Secondo l’Osservatorio di Veneto Lavoro (Il Sestante di marzo 2023), l’anno scorso nella nostra regione hanno lasciato volontariamente l’impiego a tempo indeterminato circa 140mila persone. Tante, se si mettono a confronto questi con i dati analoghi riferiti agli anni precedenti: +15% rispetto al 2021 e +35% rispetto al 2019. UNIS&F propone il corso per trattenere i dipendenti
TREVISO – Circa la metà di chi sceglie di abbandonare un impiego si ricolloca mediamente entro una settimana e questo testimonia la fluidità del mercato del lavoro e la facilità con la quale ci si può “permettere” di compiere scelte così drastiche come quella di cambiare azienda. Ma le imprese, come reagiscono a quella che da dopo la pandemia appare sempre di più come un’inversione di tendenza che vede il lavoratore scegliere se, come, quando e per chi lavorare?
“Le aziende devono in qualche modo correre ai ripari – sottolinea Pasquale Costanzo, Direttore generale di UNIS&F – e lo fanno incentivando settori come il welfare aziendale e la sostenibilità da un lato e applicando norme contrattuali dall’altro. Il datore di lavoro ha bisogno di tutelarsi dopo che ha investito tempo e denaro nella formazione di risorse che poi, una volta terminato il percorso formativo, magari decidono di abbandonare l’azienda. E poi c’è il delicato tema del passaggio alla concorrenza. Come può l’impresa evitare che il know how e le informazioni acquisite dal dipendente vengano utilizzati a vantaggio di un competitor? Tutte esigenze legittime alle quali UNIS&F risponde con la formazione mirata”.
I rimedi contrattuali per vincolare il lavoratore all’azienda è il corso organizzato da UNIS&F in programma il 30 novembre 2023 e che mette in primo piano il quadro normativo di riferimento a disposizione delle aziende per preservare il rapporto di lavoro delle proprie risorse. In videoconferenza con inizio alle ore 14.30, è rivolto a datori di lavoro, responsabili e impiegati risorse umane, impiegati amministrativi con funzione HR e a tutti coloro che si occupano di tematiche legate alla gestione per personale. Ci si può iscrivere accedendo al sito unisef.it.
I relatori saranno: l’avv. Francesco Furlan, avvocato del lavoro e della previdenza sociale. Ha esperienza di consulenza presso associazioni imprenditoriali, enti pubblici e aziende sanitarie locali per la gestione del personale sotto il profilo civilistico, amministrativo e contributivo, sia in sede stragiudiziale che giudiziale e l’Avv. Andrea Zappia, Coordinatore territoriale dell’area sindacale, lavoro e welfare di Confindustria Veneto Est.
“I fruitori del corso – spiega Andrea Zappia – ascolteranno le relazioni su due strumenti di fidelizzazione che si utilizzano nei rapporti di lavoro ovvero il patto di non concorrenza post contrattuale e il patto di durata minima. Il primo vincola il dipendente che risolve il rapporto di lavoro a non prestare la propria attività lavorativa entro un limitato periodo di tempo a favore di aziende concorrenti rispetto all’azienda con la quale ha chiuso il rapporto di lavoro. E’ un patto a titolo oneroso quindi il dipendente a fronte di questo impegno riceve un compenso. Con il patto di durata minima il dipendente, o entrambe le parti, si vincolano a dare una durata certa e minima al rapporto di lavoro. In questo caso il dipendente, a fronte di un beneficio, si impegna a non presentare dimissioni per il periodo concordato”.
“La competitività dell’azienda – aggiunge l’avv. Francesco Furlan – oggigiorno passa anche e soprattutto attraverso la qualità dei suoi collaboratori, cui è richiesto, a tutti i livelli, un innalzamento dell’ attitudine manageriale e della specializzazione. L’azienda che investe nella scoperta e nella formazione dei talenti ha l’ assoluta necessità di tutelare il patrimonio umano con strumenti anche contrattuali. Tuttavia, i patti di fidelizzazione, i patti di non concorrenza, i patti di stabilità e gli altri strumenti possibili richiedono grande attenzione nella loro stesura e non possono essere immaginati con accordi in ciclostile da proporre a tutti sempre nello stesso modo. Sono piuttosto patti sartoriali, che vanno studiati caso per caso e adattati alla singola situazione. Spesso accordi scritti non correttamente portano a contenziosi o alla mancanza di tutela dell’azienda”.
Da un lato l’esigenza di fidelizzare le figure formate e dall’altro la difficoltà attuale nel reperire risorse competenti spingono le aziende ad adottare gli strumenti che servono a trattenere i dipendenti. E si tratta di un trend trasversale ai comparti produttivi, anche se nettamente più marcato nel settore tecnologico e del manifatturiero specializzato.
“Le aziende alla ricerca di un bravo saldatore – aggiunge Zappia – possono mettersi il cuore in pace e aspettare anche anni. Per non parlare di chi ha competenze in materia informatica. Da qui l’esigenza di trattenere il dipendente. E questo è uno degli aspetti della retention del collaboratore. Ovviamente la parte economica ha ancora un peso importante nella scelta anche se sempre di più, e soprattutto per i giovani, contano altri aspetti come l’ambiente di lavoro, la possibilità di smartwork, il bilanciamento vita personale-lavoro, ecc…”.
Oggi dunque per i lavoratori non vale più solo la regola del “vado dove mi pagano meglio” ma piuttosto quella del “vado dove sto meglio” e le aziende si preparano per la nuova sfida.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
