Emilia Romagna, dal maggio 2023 ad oggi nulla sembra essere cambiato
Impostazione su erogazione fondi, gestione commissariale, lungaggini burocratiche, gravi accuse, dispersi, evacuazione, competenze, polemiche sotto la spinta emotiva, dramma delle case crollate, sciacallaggio, rimpallo delle responsabilità, fondi mai utilizzati.
Questa, in ordine sparso, la ridda di parole, pensieri e considerazioni su tutto quello che è successo in Emilia Romagna in seguito dell’alluvione che ha colpito da ieri la regione, con fiumi esondati e piogge a dir poco torrenziali.
Con la Protezione Civile che annuncia di salire ai piani alti e c’è chi non riesce, per poter essere evacuato. Basterebbe questo piccolo incipit per comprendere la tragedia e tutta quella inconcepibile confusione che genera intorno ad essa. Con la conta dei danni ancora in embrione e la paura di veder aumentare il numero dei morti e dei dispersi. Un incubo. Di quelli che ti aspetti e incombe come un fardello appesantito dall’incuria, viste le considerazioni urlate dagli abitanti di Faenza, che sta pagando un tributo altissimo. Come Traversara di Bagnocavallo, Cotignola, Castel Bolognese, ma non solo.
Il duro diverbio politico che scorre oltre i fiumi che tracimano, racconta di un paese per nulla lungimirante, che si aggroviglia nel dramma anziché dipanare, intento distruggere e non a costruire, ignorando una via d’incontro, miope e astioso. Sempre attento al dibattito, all’eloquio perfetto prima dei fatti e incapace di governare gli eventi e sopratutto prevenirli.
E oggi per la popolazione rivedere un film già visto genera rabbia e sconforto, sfiducia e malcontento, ma con la consapevolezza laboriosa di dover ricominciare. Non rimane altra scelta, in quanto quando non ci sarà più eco e i riflettori si saranno spenti toccherà loro guardarsi negli occhi e scrutare altrove, nella terra dove le recriminazioni non albergano, conta solo l’orgoglio e quella maledetta voglia di rialzarsi. Per ricominciare.
Photo Credit by Dipartimento della Protezione Civile
Instacult di Mauro Lama
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