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La strana storia “irredentista” della scuola Cesare Battisti

3 minuti di lettura

A Mestre, nella scuola primaria intitolata al patriota irredentista Cesare Battisti, c’è un solo bambino italiano tra tutti gli iscritti alla prima elementare

Mestre – La scuola “Cesare Battisti” è una delle scuole più antiche di Mestre: la sua inaugurazione risale al 27 ottobre 1922. É situata in via Cappuccina, non molto distante dalla Stazione ferroviaria.

Quando i miei figli frequentavano lì le elementari, verso la fine degli anni novanta, c’era solo qualche cinesino, figlio di ristoratori, tra una moltitudine di alunni italiani, per lo più veneziani e mestrini.

La scuola Battisti era considerata di ottimo livello e c’era la corsa all’iscrizione del proprio figlio, con mille sotterfugi e raccomandazioni, quando non spettava per diritto di residenza in quel quartiere. I bambini, terminato il ciclo delle elementari, confluivano alla media “Giulio Cesare”, lì accanto, considerata la migliore di tutta la città.

Oggi, il rapporto etnico tra gli alunni iscritti si è capovolto e ad essere “figlio unico” è un italiano. Tutti gli altri sono stranieri.

“Alla scuola Cesare Battisti sono confluiti molti bambini bengalesi, provenienti da zone diverse della città, e questo ha determinato una specie di colonizzazione della scuola da parte di questa etnia, a discapito del multiculturalismo che l’aveva caratterizzata sin dai primi anni duemila” ci racconta la maestra Mirella, che in quella scuola ha insegnato per più di quarant’anni!.

I figli del Bangladesh

Il Bangladesh si trova a est dell’India, nel Golfo del Bengala. La capitale è Dacca (Dhâkâ) e la religione, per il 90% della popolazione, è l’Islam. É un Paese del sud-asiatico caratterizzato da una fitta vegetazione e numerosi corsi d’acqua.

La povertà dei suoi abitanti è la seconda caratteristica del Paese. Questa ha spinto alla migrazione e moltissimi sono coloro che sono arrivati in Europa a cercare lavoro.

A Venezia, in particolare alla Fincantieri di Porto Marghera, sono impiegati moltissimi bengalesi. Altri lavorano nella ristorazione a Venezia e in tutta la terraferma.

Le famiglie bengalesi si sono stabilite nel veneziano e moltissimi abitano a Mestre e Marghera per la comodità di raggiungere in autobus o in tram, il luogo di lavoro. Così, i bambini vengono iscritti nelle scuole, privilegiando la Cesare Battisti che ormai è diventata una piccola Dacca.

A quanto pare, oggi molte scuole vengono scelte per la lingua di origine parlata, ovvero ci sono scuole a maggioranza rumena, ucraina/russa, e una sola sembra essere ormai a maggioranza italiana. Almeno a Mestre. Ma questo non ha niente a che vedere con il multiculturalismo, forse più a un’auto ghettizzazione.

Cesare Battisti e l’irredentismo

Nato nel 1875 a Trento, all’epoca in Austria, da una famiglia di origini italiane, Cesare frequentò lì le scuole. Nel 1893 decise di abbandonare l’Austria e di trasferirsi a Firenze, dove si laureò prima in lettere e successivamente in geografia, con una tesi dedicata al Trentino. Battisti seguì, anche abitando in Italia, il movimento irredentista che rivendicava un’università italiana a Trento, all’epoca cittadina austriaca.

Il significato di irredentista oggi si può associare al desiderio di riunire i popoli che parlano la stessa lingua, hanno la stessa cultura e religione. Ma questo forse va a discapito del multiculturalismo che invece vuole la compresenza e il mantenimento di diverse culture all’interno di una stessa società, riconoscendo le specificità culturali di vari gruppi, garantendo equità sociale, nel rispetto dei valori del paese ospitante.

E, ritornando alla scuola intitolata proprio a Cesare Battisti, non si può pensare di accettare un multiculturalismo a senso unico che penalizza l’inclusione e favorisce la fuga verso altre scuole da parte dei “superstiti” italiani.  

I molti post e articoli pubblicati su questo tema, hanno generato molte polemiche. Il timore, sottolineato da alcuni, è che ci sia un ritardo nel ritmo scolastico e di conseguenza gli italiani siano penalizzati. In poche parole, quelli che si possono permettere una scuola privata, a maggioranza di alunni italiani, sarebbero avvantaggiati nel proseguo degli studi.

Il Consiglio d’Istituto della G. Cesare ha contattato il Comune di Venezia per discutere del caso. Quello della formazione delle classi è un tema sollevato anche dall’Assessore alla Coesione sociale di Venezia, Simone Venturini, secondo il quale: “Dovrebbe essere richiamato il ruolo del Ministero e degli Uffici scolastici perché, nonostante i salti mortali ed un impegno davvero ‘eroico’ degli insegnanti, con questi numeri nelle classi, non credo si possa parlare di ‘integrazione'”.   

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