Quando il reinserimento sociale parte proprio dai cantieri di Venezia
Il problema dei masegni di Piazza San Marco
A seguito della marea eccezionale del 2019, che ha accentuato alcuni fenomeni di dissesto del fondo in sabbia in cui sono posati i masegni di Piazza Sana Marco, si è formata una forte instabilità degli elementi ed un preoccupante ampliamento della fessurazione su bordi e spigoli.
Divenuti quindi necessari, e commissionati dall’Area Lavori Pubblici mobilità e trasporti del Comune di Venezia, i lavori della messa in sicurezza della pavimentazione sono partiti ormai quasi da un anno ed hanno coinvolto diverse aree della piazza.

Il progetto “Seconda Scance”
Lares, la società incaricata di effettuare l’intervento, che a Venezia ha curato diversi restauri importanti, tra cui quelle delle guglie di Palazzo Ducale, ha deciso di trasformare il cantiere in un’opportunità di riscatto sociale con il progetto “Seconda Chance” che ha portato all’assunzione di due detenuti del carcere di Santa Maria Maggiore: entrambi sono di origini straniere, con precedenti esperienze nell’edilizia e selezionati in base alla loro capacità di affrontare il lavoro.
Alla Fondazione Querini Stampalia, nel corso di un dibattito condotto da Alessandro Marinello, collaboratore della Fondazione, sono stati illustrati i risultati della società e le relative finestre aperte verso l’inclusività: oltre ai due detenuti selezionati per Piazza San Marco provenienti dal carcere di Santa Maria Maggiore, altri due del carcere di Padova a breve lavoreranno nei cantieri del Castello dei Carraresi ed un altro inizierà a prendere servizio a gennaio nel Castello di Novara.
La tutela del patrimonio culturale e la voglia di riscatto
L’esperienza di Venezia è stata valutata positivamente dall’arch. Cherido, rappresentante di Lares e dal direttore tecnico, arch. Boel: la voglia di riscatto e la valorizzazione delle competenze professionali consentono ai partecipanti di porre le basi per ricostruirsi una nuova vita, contribuendo, nel contempo, alla tutela e al recupero del patrimonio culturale della città.
Enrico Farina, direttore del penitenziario di Santa Maria Maggiore, è convinto che questo tipo di iniziativa sia uno strumento di recupero di dignità e responsabilità a favore della reintegrazione sociale.
Ben 13 aziende del territorio, infatti, quest’anno hanno dato la disponibilità ad assumere detenuti attraverso i benefici della Legge Smuraglia che propone agevolazioni incentivanti all’assunzione di persone in esecuzione penale.
Solo nell’ultimo anno, nel carcere di Santa Maria Maggiore, sono triplicati i detenuti che hanno avuto accesso al regime di semilibertà e di possibilità di lavoro all’esterno.
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