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La Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali: innovare la cultura attraverso formazione, ricerca e cooperazione

3 minuti di lettura

Formazione, ricerca, innovazione e cooperazione internazionale per rafforzare il sistema culturale italiano e valorizzare il patrimonio in chiave contemporanea

ITALIA- Fondata dal Ministero della Cultura, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali è oggi uno dei principali punti di riferimento in Italia per la formazione, la ricerca e l’innovazione nel settore culturale. Con sede a Roma ma attiva a livello nazionale e internazionale, la Scuola lavora per sostenere la tutela, la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo competenze, dialogo e sperimentazione.

L’azione della Scuola si sviluppa lungo cinque direttrici strettamente interconnesse. Attraverso la formazione continua, coordinata da Martina De Luca, vengono aggiornate e rafforzate le competenze dei professionisti che operano nei musei, negli archivi, nelle biblioteche e nelle istituzioni culturali del Paese. Parallelamente, la ricerca applicata, guidata da Alessandra Ferrighi, esplora i molteplici ambiti del settore culturale per produrre dati e strumenti concreti a supporto della programmazione e della valutazione delle politiche culturali.

Un ruolo centrale è svolto anche dalla dimensione internazionale: grazie alle iniziative curate da Daniela Talamo, la Scuola favorisce il confronto tra professionisti italiani e stranieri, creando reti di collaborazione e scambio di pratiche per la cura e la gestione del patrimonio culturale a livello globale. La trasformazione digitale rappresenta un altro pilastro strategico: sotto la responsabilità di Fabrizio Pedroni, la Scuola offre percorsi di digital education & training per rispondere ai bisogni di chi sta accompagnando il settore culturale nell’adozione di nuove tecnologie. Infine, con i progetti d’innovazione coordinati da Francesca Neri, la Scuola affianca enti pubblici, privati e soggetti del terzo settore nel rendere la cultura un motore di sviluppo per i territori, sperimentando modelli e soluzioni innovative.

Queste linee di azione si concretizzano in numerose iniziative in corso. Tra le più rilevanti, il progetto Missione Accessibilità, avviato al Museo Egizio di Torino nell’ambito del piano nazionale Personeper, coinvolge 250 direttrici e direttori di musei, archivi e biblioteche italiane nella traduzione dei principi dell’accessibilità in strategie operative per istituzioni più inclusive, sostenibili e capaci di dialogare con pubblici diversi.

Importante è anche il lavoro sulle statistiche culturali: in attesa della nuova edizione di Minicifre della cultura, la Scuola ha diffuso un’anticipazione dei dati sul 5×1000 destinato al patrimonio culturale. Nel biennio 2022-2023 sono stati raccolti 5,17 milioni di euro, con un incremento del 24,67% rispetto al periodo precedente, a beneficio di 173 organizzazioni in tutta Italia, tra cui spiccano realtà come FAI, ANCoS e la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.

Sul piano internazionale, la Scuola e l’ICCROM concluderanno il 3 novembre a Roma il programma WHAPS – World Heritage in Africa: Processes and Strategies, dedicato al rafforzamento delle competenze dei professionisti africani impegnati nei complessi processi di candidatura UNESCO e nella gestione dei siti patrimonio mondiale. L’evento, di alto profilo istituzionale, riunirà rappresentanti nazionali e internazionali, delegazioni diplomatiche e i partecipanti al percorso di capacity building e mentoring.

Uno sguardo allo sviluppo dei territori sarà al centro di Ravello Lab, in programma dal 23 al 25 ottobre 2025. La Scuola coordinerà il tavolo dedicato alle pratiche e agli impatti generati dal titolo di Capitale italiana della cultura, a dieci anni dalla sua istituzione. L’obiettivo sarà analizzare i risultati ottenuti dalle città vincitrici – in termini di visibilità, turismo, partecipazione culturale e consapevolezza – e individuare nuove traiettorie per rendere ancora più duraturi gli effetti dell’iniziativa.

Infine, la Scuola guarda al futuro del lavoro culturale con un sondaggio rivolto a professionisti di musei, archivi e biblioteche per indagare l’impatto reale e potenziale dell’intelligenza artificiale generativa. L’iniziativa, parte della ricerca “IA generativa e professioni culturali” del progetto Dicolab. Cultura al digitale in collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano, mira a comprendere quali competenze saranno necessarie per utilizzare consapevolmente questi strumenti e progettare nuovi percorsi formativi adeguati.

Attraverso queste attività, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali si conferma un laboratorio di idee e soluzioni capace di connettere istituzioni, professionisti e territori, mettendo al centro la cultura come leva di crescita sociale, economica e civile.

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