Puntualizziamo che le famigerate regole del dress code al Teatro alla Scala sono sempre esistite, ma nel tempo sono state, per così dire “allentate“ e da oggi si torna alla tolleranza zero
Il ritorno in vigore al Teatro alla Scala a Milano del dress code è forse quella notizia che non ti aspetti, ma quando arriva diventa un argomento che fa immediatamente discutere.
Eppure le regole ci sono sempre state, ma non era raro vedere all’interno dello splendido teatro, gente agghindata con un abbigliamento non propriamente consono al luogo, che ha fatto da sempre la storia della musica e della cultura a Milano, autentico punto di riferimento di garbo e sobrietà.
Orbene, era stato il sovrintendente uscente Dominique Meyer, apostrofato in gioventù in Francia all’Opéra a Parigi per il suo look da operaio, a invocare morbidezza nell’immagine, forse per aprire le porte ai giovani e questo è perfetto, ma in realtà non sono stati questi ultimi a “deludere“ le aspettative quanto i turisti.
E allora il ritorno al passato, blindato nelle sue piccole e al contempo precise regole viene ripristinato da nuovo sovrintendente, Fortunato Ortombina, quindi al bando canotte ascellari, infradito di gomma manco fossimo a Formentera, schiene nude e gambe in bella vista, pantaloncini corti, magari con tasconi laterali che rimandano ai conflitti bellici involontariamente. Regole di decoro e somma civiltà che non dovrebbero minimamente essere messe in discussione. Ogni luogo ha il suo dress code, ogni dress code appartiene ad un luogo.

Ma questo è solo il primo atto, pur se pregnante, dall’abbigliamento si passa al cibo, dopo che lattine e bottigliette, uniti a snack e frugali merendine accompagnavano taluni spettatori all’interno del Teatro.
Ultimo atto, la barbara e ahimè ancora intonsa orribile abitudine di maneggiare smartphone per fotografare o improvvisarsi videomaker. In barba alla sacralità del luogo.
Il repentino cambio di passo sembrerebbe essere partito con lo spartito giusto, anche con l’introduzione della regola ferrea del mancato rimborso del biglietto a chi dovesse presentarsi all’ingresso in versione déshabillé. Senza aver compreso il luogo in cui sta per accedere.
Luoghi che purtroppo si moltiplicano anche oltre Il Teatro alla Scala di Milano e ci riferiamo a Chiese, Basiliche, Cappelle, Chiostri, Musei, Gallerie d’arte, ma la lista non sembra fermarsi qui, dove il rispetto per la storia e la doverosa venerabilità non dovrebbero mai essere messi a repentaglio dalla malacreanza e dalla villania.
Photo Credit by Wikipedia
Zero Biscuit di Mauro Lama
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