Nel corso della storia dell’uomo e delle civiltà, due delle scoperte più importanti sono state la scrittura e la stampa.
Fin dalla preistoria l’uomo ha avvertito la necessità di dare sfogo al bisogno di comunicare, inseguendo un sogno e una aspirazione che rappresentavano il fulcro della sua stessa esistenza.
Di qui, il primo passo fu la scoperta della scrittura, compiuta presumibilmente dal popolo Maja. Tuttavia, il vero ponte che favorì lo scambio conoscitivo e il diffondersi della cultura fu senz’altro l’invenzione della stampa.
Da quel momento si spalancarono le porte dell’espressione, che incentivarono la condivisione dei propri pensieri ed emozioni.
Già nel lontano 1048 il giapponese Bi Sheng si era cimentato con il primo tentativo di stampa. Successivamente, nella Cina del 1300 Wang Zhen fece un ulteriore tentativo con i caratteri di legno. Ma anche questa prova non portò risultati positivi. Il vero traguardo fu raggiunto dall’orafo tedesco Johannes Gutenberg che nel 1455 inventò la stampa a caratteri mobili, per la realizzazione dei quali ricorse a una lega di piombo, stagno e ammonio.
Un’invenzione che cambiò il mondo, le consuetudini e il modo di vedere e raccontare gli eventi. Da quel fatidico giorno la comunicazione si fece più semplice e immediata, aprendo la possibilità di tramandare racconti, fatti, pensieri e consigli senza alcuna fatica. Ora bastava metterli su carta.
Johannes Gutenberg
Johannes Gutenberg era un orafo e tipografo tedesco, al quale si attribuisce il merito di aver inventato le tecniche e gli strumenti per la stampa a caratteri mobili.
Nacque a Magonza tra il 1393 e il 1403 da una delle famiglie patrizie della città, addetta alla lavorazione del metallo e del conio. Nel 1448 avviò una società di affari con l’orafo Johann Fust, finalizzata alla produzione di un libro con la nuova tecnica da lui sperimentata. Non un volume qualsiasi; si trattava della Bibbia, il libro più richiesto all’epoca.
Per tale impresa Fust prestò 1.600 fiorini olandesi. Furono fusi 290 tipi di caratteri, Gutenberg chiamò a collaborare anche l’incisore Peter Schöffer. La stampa della Bibbia fu eseguita in 180 esemplari e messa in vendita a Francoforte. I proventi, però, tardarono ad arrivare e Fust, furbescamente, pretese la restituzione dell’intero importo versato, compromettendo l’esito della sperimentazione e l’immediato scioglimento della società. In questo modo, Gutenberg vide vanificare tutti i suoi sacrifici e sforzi. Dall’altra parte, Fust impegnò il denaro restituito con gli interessi per aprire una nuova stamperia, mandando sul lastrico Gutenberg, che morì in povertà nel 1468.
In buona sostanza, Gutenberg aveva improntato un intero processo industriale, che raccoglieva: i caratteri mobili, il tipo d’inchiostro, il processo di composizione con le relative attrezzature (torchio tipografico), ma soprattutto le lastre di metallo per incidere i caratteri.
La sua idea vincente era stata quella di saper sintetizzare gli strumenti e le tecniche già esistenti, applicandole alla stampa, che, effettivamente rivoluzionò il mondo!
A cura di Nuccio Sapuppo
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