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La rubrica del venerdì: La Guerra di secessione americana 1861

3 minuti di lettura

Lo schiavismo diffuso negli Stati dell’America del Sud era ormai diventato insostenibile. Sottoposti a lavori forzati in cambio di scarso vitto e alloggio, i “neri” venivano severamente puniti al primo mormorio contro il “padrone” o non appena commettevano qualche errore. Rimproverati davanti a tutti, spesso venivano legati a un albero e flagellati, oltre che disprezzati e lasciati senza cibo. Di fronte a tutto ciò, gli Americani del Nord non potevano più sopportare lo stato di questa situazione, perché ora mai si consideravano un popolo evoluto ed estremamente civile, tanto da proporre l’abolizione dello schiavismo, manifestando la volontà di una Guerra Civile.
 
Scoppiata a favore dell’abolizione della schiavitù, la Guerra Civile americana fu combattuta tra gli Stati del Nord, individuati già allora come popolazione Yanchee, e quelli del Sud. Da una parte, dunque, un popolo adeguato al progresso tecnologico e sociale, che era riuscito a trasformarsi in una comunità laboriosa avanzata commercialmente, dall’altra il popolo del Sud, dove esistevano solo grandi stesure di terreni coltivati per la maggior parte a cotone e dove i pochi latifondisti, proprietari dei terreni, praticavano lo schiavismo dei negri africani.
 
Diventato Presidente degli U.S.A., Abraham Lincoln, sostenuto dai Repubblicani che costituivano la maggioranza dei voti, si rese conto che era un vero obbrobrio mantenere quello stato di cose da parte di una Nazione evoluta e democratica. Per questo, promosse una legge mirata all’abolizione dello schiavismo in tutto il territorio americano. Gli Stati del Sud implosero, accogliendo tale evento come una violenza dei loro diritti costituzionali.
 
La reazione fu di rifiutare qualsiasi trattativa di compromesso, formando tra loro una Confederazione degli Stati del Sud, attraverso la quale difendevano la loro posizione di proprietari terrieri, pretendendo di mantenere immutati i loro usi e le loro tradizioni, così come lo sfruttamento dei negri dell’Africa, impiegati come manodopera a basso costo per la coltivazione del cotone. Considerando, quindi, che l’economia era basata principalmente sulle piantagioni di cotone, essi pretendevano anche di continuare a fare ottimi affari, sfruttando la necessità e l’interesse che le Nazioni Europee manifestavano nei confronti del cotone.
 
Nonostante Lincoln avesse dichiarato di non volere una Guerra Civile, le ostilità tra i blocchi della stessa nazione cominciarono a sorgere a Fort Sumter nel 1861. Già dopo il primo anno si capì che la vittoria protendeva dalla parte dell’Unione del Nord e nel 1864 Lincoln potè finalmente divulgare il Proclama di Emancipazione, che faceva diventare la schiavitù dei negri lo scopo della guerra.
L’anno successivo il generale Ulysses Grant assunse il comando di tutti gli eserciti dell’Unione, portando il conflitto a quella fine siglata nel 1865, quando il Generale Lee, ormai sul punto di perdere, tentò la fuga dal campo di battaglia. Da allora in America ebbe inizio l’era della ricostruzione, durante la quale i Governanti si susseguirono nella guida dell’intera Nazione, tentando in ogni maniera di ricomporre anche l’integrazione razziale.
 

 
Questa guerra costituì uno dei conflitti industriali più complessi e organizzati della storia, dal momento che tutte le forze produttive del Paese (ferrovie, telegrafo, navi a vapore, armi) erano state impegnate.
La mobilitazione delle fabbriche civili, delle miniere, dei cantieri navali, delle banche, dei trasporti e perfino dei fornitori di alimenti dimostrò e seguì l’impatto dell’industrializzazione della guerra. I cinque anni di conflitto si tradussero in 700.000 morti con un numero imprecisato di civili. Una cosa inaudita! Le cui atrocità sono testimoniate anche dalla cinematografia che l’ha documentata in più occasioni. La più famosa resta Via col Vento, con un cast composto totalmente da primi attori dello scenario artistico internazionale.
 
Benché le molte vittime, questa Guerra produsse anche effetti positivi. Infatti, gli Americani si tolsero di dosso al cospetto del mondo intero la ignominia di “schiavisti” e soprattutto a vantaggio per gli afro-americani che erano sbarcati in America in cerca di una vita migliore di quella che avrebbero vissuto in Africa, e invece avevano trovato da fare gli schiavi. Da quel momento non solo non sarebbero stati considerati più schiavi, ma avrebbero potuto emigrare in America senza veti e liberamente, sarebbero stati immediatamente integrati come cittadini americani e avrebbero goduto di tutti i diritti degli Yanchee.
 
Da allora il popolo americano ha attuato una costante opera d’integrazione, raggiungendo il massimo risultato nel 2009 con l’elezione del 44° Presidente, il Senatore Barack Obama, di origini africane. Oggi il popolo americano è sicuramente il più integralista del mondo e i fatti di razzismo che, purtroppo, ancora si verificano, sono episodi isolati, sanzionati in base alla legge promulgata da Abramo Lincoln alla fine della Guerra di Secessione.
 

A cura di Nuccio Sapuppo

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