A volte anche le buone leggi hanno il loro rovescio della medaglia e possono provocare il nascere di forme di delinquenza, atte a sfuggire di incappare nelle severe punizioni previste da esse.
È sicuramente il caso del Proibizionismo, sancito in America negli anni Venti del secolo scorso, che, provocò la nascita di numerose e pericolose gang di mafiosi e delinquenti, le quali si dilettavano nell’aggirare la legge, aprendo bar nascosti o locali segreti per praticare la prostituzione, stanze blindate per poter esercitare indisturbati le bische col gioco d’azzardo clandestino e bande di picciotti per l’estorsione del pizzo.
Quando si parla di Proibizionismo s’intende il periodo americano intercorso tra il 1920 e il 1933, durante il quale, tramite il XVIII° emendamento e il Volstead, venne sancito il bando sulla fabbricazione, la vendita, l’importazione, il trasporto e il consumo di alcolici. In senso più lato, si può far riferimento all’interdizione o al divieto di consumo e alla vendita di determinate sostanze, definite illecite da parte di Governi, con il solo scopo di tutelare la salute pubblica e quella individuale dei propri cittadini. Attualmente, ad esempio, un Proibizionismo esiste anche in Italia per sostanze come l’oppio, l’eroina, la cocaina e i derivati della cannabis.
A sostegno del Proibizionismo c’erano in America i “puritani”, identificati come gruppi di religiosi bigotti e gruppi di politici caratterizzati da un forte moralismo e fondamentalismo religioso. Per questa ragione il divieto fu esteso anche ad alcune sostanze erotiche come libri, riviste, foto e giornali e, addirittura, alla corrispondenza privata con accenni di natura sessuale. Vi fu anche un tentativo di vietare nei Musei la mostra di statue e di quadri di nudo. Una vera esagerazione di puritanesimo e di moralismo fine a se stesso.
Per effetto di ciò, fiorirono movimenti e organizzazioni invitanti alla “sobrietà” sia nelle bevande che nei costumi e nei comportamenti. Come conseguenza, in contrapposizione alle organizzazioni a favore del Proibizionismo, si diffuse il fenomeno del Gangsterismo, rappresentato dalla figura di Al Capone. A causa dell’operato della sua banda di malavitosi, si aprì una vera guerra fra cosche mafiose e polizia, che raggiunse il culmine con la strage di San Valentino. Da quel momento in poi, Capone compì efferate stragi di poliziotti e di autorità governative, tali da fargli meritare l’ergastolo.

Capone è stato un vero emblema del crimine, senza scrupoli, che non guardava mai in faccia nessuno. È arrivato a uccidere i suoi avversari quasi per diletto, per sfizio, solo per il piacere di “uccidere” per poi ridere sopra il cadavere delle sue vittime. Le sue attività illecite spaziavano dallo smercio di alcool, alla prostituzione, al gioco d’azzardo, all’estorsione. Nel 1929 riuscì perfino a fondare “il sindacato del crimine”. A tal ragione lo si considera un simbolo del Gangsterismo americano e della forte crisi della legalità subita in quegli anni dagli USA.
Nel 1930 Al Capone fu incriminato e dichiarato pericolo pubblico, rientrando nella lista dell’FBI dei criminali pericolosi. Fu quindi processato davanti al Grand Jury per evasione fiscale e condannato a 11 anni di carcere, con una pesante multa di 50.000 dollari. Anche nel carcere di Atlanta, però, godeva lussi e privilegi, non concessi agli altri detenuti, da dove riusciva perfino a gestire i suoi loschi affari illeciti. Fu rilasciato nel 1939 per buona condotta e per crediti di lavoro accumulati nel carcere.
Subito dopo fu colpito da una grave forma di demenza e, ritiratosi nella sua villa di Miami, nel 1947, fu colpito da un ictus e, quasi contemporaneamente, da una polmonite, che lo portarono alla morte, avvenuta all’età di 48 anni.

Per quanto concerne il Proibizionismo, il Movimento per la temperanza si adoperò per abrogare questa legge. Il giorno 5 dicembre del 1933 alle ore 17.27 fu sancita la decadenza del XVIII° emendamento. Finalmente milioni di americani sospesero l’astinenza dagli alcolici e poterono acquistarne a volontà. Di nuovo liberalizzato dallo stato e regolarmente tassato, la vendita degli alcolici fece impennare le entrate del governo, permettendo nuovi posti di lavoro. In questo modo, parecchie bande di trasgressori della legge collegate al commercio dell’alcool videro andare in fumo affari da milioni di dollari. Si conclusero anche quelli che erano stati definiti ironicamente gli anni ruggenti, riferiti alle lotte tra le bande di mafiosi e la polizia.
A cura di Nuccio Sapuppo
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