L’emblema e il protagonista numero uno di tutta la vicenda di calciopoli è rappresentata da Lucisano Moggi, che al momento della incriminazione era General Manager della Juventus, il quale era riuscito a creare intorno a se un alone malsano di consensi da parte degli arbitri tramite i quali venivano praticamente falsati i risultati delle partite di campionato di serie A e di conseguenza truccata continuamente la classifica ai fini dell’assegnazione finale dello scudetto. Moggi nel giro di alcuni anni era diventato un vero boss indisturbato del campionato italiano di calcio ed un vero patron protettore per le squadre per le quali veniva chiamato ad esplicare il suo compito di dirigente sportivo. Con questo sistema corrotto e falso era riuscito a crearsi una brillantissima carriera costellata di scudetti, coppe Italia e super coppe.
L’inchiesta che portò Moggi all’incriminazione e successivamente al processo ed alla condanna per aver falsato il risultato di alcune partite tramite corruzione degli arbitri, nacque da alcune intercettazioni telefoniche della Procura di Torino circa la designazione di alcuni arbitri che, contrariamente al regolamento, non venivano sorteggiati, ma nominati a voce con incarico diretto. Si scoprì che c’era di mezzo la manus longa di Moggi, il quale, come un manovratore di marionette, faceva il bello ed il cattivo “gioco”.
Alla fine del processo, la Società della Juventus dovette accettare per l’anno successivo la retrocessione in serie B, mentre Moggi fu processato e condannato a due anni e quattro mesi di reclusione ed inoltre, nell’ambito della giustizia sportiva, dopo avere scontato cinque anni di inibizione, dovette subire anche la sanzione della preclusione in qualsiasi rango e categoria della Federazione Italiana Gioco Calcio, in ambito penale invece il processo è stato dichiarato estinto per prescrizione come anche per prescrizione sono decadute le accuse per il reato di associazione per delinquere e di due imputazioni di frode sportiva.
La carriera sportiva di Luciano Moggi era cominciata negli anni ’60 del secolo scorso, praticando il calcio e militando in squadre delle serie inferiori con scarso rendimento e nessun talento, fino a quando, stanco di allenarsi e giocare senza introiti, si improvvisò scopritore di talenti. Con questa qualifica negli anni ’70 approdò alla Juventus soprattutto per i giovanissimi che lui segnalava ai dirigenti della squadra. Tra i suoi colpi fortunati di quegli anni ci sono Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974. Da talent scout passò poi ad essere Dirigente prima alla Lazio, poi al Napoli di Ferlaino e Maradona ed infine alla Juventus dell’Avvocato Agnelli dove rimase per ben dodici anni. Dopo le vicende giudiziarie e l’allontanamento dal mondo del calcio, Luciano Moggi, ha collaborato come giornalista sportivo col quotidiano Libero, per il sito web del settimanale Tempi, ha fatto l’opinionista per l’emittente Sportitalia oltre che in alcune trasmissioni calcistiche sull’emittente radiofonica Manà Manà. Dal 2015 è giornalista pubblicista.
A cura di Nuccio Sapuppo
Photo Credits: gianlucadimarzio.com
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