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La piazza indignata e cambiata

1 minuti di lettura

Le manifestazioni di piazza di questi giorni inducono ad un’accorata riflessione su come la piazza e le sue manifestazioni sono sempre presenti ma anche trasformate nella loro essenza

La piazza è tornata per Gaza, con modalità del tutto diverse da quelle dei decenni passati, tra flash mob, mobilitazioni spontanee e rabbia. Una rabbia che ha radici ataviche e trova terreno fertile dopo anni di isolamento, degrado e impotenza. Che, intendiamoci, ha avuto da tutte le classi politiche, nessuna esclusa, una sorta di mancata partecipazione. I cortei nascono e si muovono in maniera diversa, organizzandosi in rete, con dirette social e le coscienze in rivolta. Con i motivi della protesta, intimi e personalissimi che fuoriescono fulminei e crudi. Questa volta per Gaza, ma prima era toccato al clima, all’ambiente e ad altro ancora. Quasi ci fosse sempre un motivo per occupare le vie partendo dalle piazze, ma forse il motivo c’è sempre, sono i modi che diverse volte trascendono, ci riferiamo ai disordini e alle violenze che hanno solo lo scopo univoco di distruggere. Mettendo in ombra quella maggioranza pacifica che vuole far arrivare la propria voce.

In effetti la copiosa storia delle manifestazioni di piazza ha attraversato momenti topici del nostro Paese, dal Risorgimento, al movimento operaio e sindacale, al biennio rosso, fin ad arrivare alla Resistenza, al 68 con i movimenti studenteschi per poi approdare ai giorni nostri. Con le motivazioni che giocoforza, cavalcando la contemporaneità abbracciano, oltre alle guerre, l’ambiente, piuttosto che i diritti civili. Con il tratto distintivo della corteo e dello slogan e l’inevitabile impatto che la forte mobilitazione porta con sé, tra blocchi, disagi e polemiche feroci. Anche se tutti alla fine ogni giorno manifestiamo, rendiamo noto il nostro disappunto, la nostra opinione, nel quotidiano. Ma in corteo il disappunto in questione assume un effetto moltiplicatore nelle piazza, generoso negli effetti e debordante.

Zero Biscuit di Mauro Lama

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Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
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