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Rosso d'InvernoSlide-main

La leggerezza fisica

3 minuti di lettura

Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!

Stavano lì, in quel bar di Casier, dopo cena ad ammazzare il tempo in attesa di andare al New Age per concludere la serata. Lui aveva pensato al sabato perfetto: passeggiata lungo Sile, cena in una trattoria con un bel risottino al radicchio, serata nel locale alla voga dei giovani trevigiani.

Il problema è che entrambi avevano superato i trenta anni. Erano gli ultimi sabati da tiratardi. Non c’è una regola, non c’è un momento preciso, ma sapevano entrambi che ormai, quella lunga adolescenza stava passando, così in leggerezza, come leggeri ma inesorabili si sommano gli anni che passano, e giorno dopo giorno si è sempre più stanchi e meno vogliosi di andare a ballare fino a mattino, e giorno dopo giorno ci sono sempre più incombenze della vita adulta a rubarti il tempo libero, e, non ultimo, ma questo loro quel giorno ancora non lo sapevano, quella vita che stava germogliando nel ventre di lei, avrebbe messo fine a quel periodo spensierato e leggiadro.

Erano stanchi di dover aspettare l’orario più consono per entrare in discoteca, i discorsi si facevano radi e gli occhi stanchi. Improvvisamente lui notò un dettaglio che non aveva visto prima, in un angolo del locale, un po’ in disparte, c’era un biliardino libero.

Ecco… la salvezza a quei pensieri cupi, a quei lunghi momenti di silenzio imbarazzanti.

Fu investito dal ricordo dei pomeriggi passati in oratorio da ragazzino, il gusto in bocca delle “goleador” alla coca cola, il suono gracchiante della vecchia radio che trasmetteva la telecronaca delle partite, il dolore fisico dei colpi sulle falangi del pupazzetto del portiere ai ragazzini meno svegli.

“Ti va di fare una partita a calcetto?” le propose, sicuro di aver trovato un’idea brillante per salvare la serata. “però non ho spiccioli, metti tu i 50 centesimi? Sai che giro solo con la carta di credito” l’ultima parte della frase la disse tutto gonfio e fiero come un pavone che si appresta a fare la ruota.

“Certo, li ho.” lei avrebbe fatto di tutto per lui, nonostante fosse sempre squattrinato, nonostante fosse sempre lì a pavoneggiarsi per nulla. Lei lo amava alla follia, possibile che non se ne rendesse conto? Lo avrebbe seguito dappertutto, anche in quella attività così puerile.

Le donne maturano prima degli uomini, ma non è sempre una cosa positiva.

Non aveva neanche mai giocato seriamente a calcetto balilla ma non voleva sminuire agli occhi di lui. In leggero imbarazzo e vedendo che c’era una parte più all’ombra e più nascosta agli occhi degli avventori lei giocò di astuzia: “prendo io i blu, tu giochi coi rossi che sei comunista”, lui accettò: “va bene, ma guarda che allora sei tu dal lato delle palline”.

Con colpevole leggerezza tirò la levetta nera per far scendere le palline, e da neofita non si accorse che ne scesero solo due. Iniziarono a giocare ma dopo due fendenti dalla difesa, frutto di movimenti di polso automatici rimasti nel tempo nella memoria muscolare, la partita era già sul 2 a 0 per lui.

Inebriato dall’odore dell’imminente e palese vittoria, con gli occhi iniettati di sangue, aspettava la terza pallina…una pallina che non arrivò mai.

La classica onta del bar, l’infernale meccanismo che ti frega i soldi, l’eterno nemico sempre pronto a colpire. Cosa fare? Avvisare il barista sarebbe sminuire la propria mascolinità, vuol dire ammettere di essersi fatti fregare. “Ma dovevi tirare la leva con più forza! Dovevi tirare finché non uscivano tutte e dieci! Dovevi avvisarmi che lo facevo io altrimenti!” ed iniziò un eterno mansplaining su come si usa un biliardino.

Lei lo amava tantissimo, ma dopo cinque minuti di lezione sulla meccanica dei calciobalilla anche la donna più santa avrebbe sbottato.

Loro non lo sapevano, ma si erano rovinati irrimediabilmente il sabato sera in discoteca. Tra mugugni e litigi puerili passò la serata, triste, noiosa, ma soprattutto ultima. Niente di tragico, semplicemente il passaggio da serate con in mano i mojito a serate con in mano i pannolini che strania sempre un po’.

“Einmal ist keinmal” in memoria di E. Kundera: “L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita assomiglia sempre ad uno schizzo…ma lo schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.”

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