Il massimo storico raggiunto dall’oro, corroborato dalla discesa del dollaro, dagli scenari di guerra e dalle crisi politiche in Giappone e Francia pone un interrogativo, l’exploit potrebbe non aver raggiunto il suo apice?
Dire oro significa risplendere, specie nelle ultime settimane dove il metallo prezioso sembra aver intrapreso una rincorsa olimpionica da medaglia. D’oro appunto. Ed è scattata come di consueto la corsa degli investitori all’acquisto ma anche a porsi il dubbio amletico che caratterizza gli investimenti più a rischio. Quale sarà il prezzo limite, la linea maginot oltre il quale inizierà a calare? Anche se una cosa e certa, le quotazioni dei futures per il mese di dicembre hanno sfondato la soglia dei 4000 dollari l’oncia e per quanto riguarda le quotazioni spot queste hanno lambito i 3890 dollari.
E fino a qui possiamo dire che il quadretto sovradescritto appare sicuramente degno di attenzione ma non particolarmente straordinario, fatto salvo il trend oramai sempre più diffuso che attanaglia moltissimi investitori dal profilo azionario, assaliti da stati d’ansia che derivano dal panorama geopolitico mondiale, che abbracciano il metallo prezioso, diventato la dolce alcova, il bene rifugio dove porre fiducia e attenzione. E sotto il braciere troviamo senza ombra di dubbio la consapevolezza di avere nell’oro, come nel bitcoin, uno degli asset più antichi del mondo e decentralizzati, lontani legami di governo.
Con la storia che interrogata in tal senso ci riporta nel lontano 1979 per avere performance di tale portata, quando correva l’anno della rivoluzione iraniana che innescò una sorta di stato di shock petrolifero che arrivò ad innalzare un inflazione che condizionò gran parte del cosmo.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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