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La battaglia tra toghe e politica: Giorgia Meloni “più pericolosa di Berlusconi” secondo un magistrato

3 minuti di lettura

La recente mail del sostituto procuratore Marco Patarnello, in cui definisce Giorgia Meloni “più pericolosa di Berlusconi”, riaccende lo scontro tra politica e magistratura, scatenando nuove polemiche e reazioni

ROMA. Il polverone sollevato dall’ormai celebre mail del sostituto procuratore della Cassazione, Marco Patarnello, ha dato nuova linfa alla storica “guerra fredda” tra magistratura e politica, specialmente quando la destra si trova al potere. Questa volta, però, nel mirino non c’è più Silvio Berlusconi, protagonista indiscusso delle passate stagioni di scontri. L’attuale premier Giorgia Meloni è stata etichettata come “più pericolosa” del Cavaliere. Patarnello, esponente della corrente di sinistra “Magistratura democratica” (Md), ha espresso il suo pensiero in una mail privata finita nelle mani della stampa, facendo infuriare la destra e gettando ulteriore benzina sul fuoco già acceso della diatriba tra governo e magistratura.

La mail e la miccia accesa

Nel messaggio, Patarnello si dice preoccupato per il piano di riforme della premier, che, a suo dire, rappresenterebbe una minaccia più insidiosa rispetto a Berlusconi. Non si tratta, secondo il magistrato, di una questione personale: Meloni non ha inchieste pendenti, e proprio per questo, spiega Patarnello, “la sua azione è più forte e pericolosa, poiché guidata da visioni politiche piuttosto che da interessi personali”. Insomma, un pericolo di ben altra natura rispetto a quello del “salvacondotto” berlusconiano.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Esponenti di spicco della maggioranza hanno subito bollato la mail come una “chiamata alle armi” di una magistratura politicizzata, pronta a sferrare attacchi non solo legali, ma anche ideologici. Per Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia, la missiva conferma “l’invasione di campo” da parte di alcuni settori delle toghe, mentre Lucio Malan, leader dei senatori FdI, parla senza mezzi termini di “sconcertante appello” a una mobilitazione anti-governativa.

Tra Albania e riforme: la giustizia come campo di battaglia

L’incendio di polemiche arriva in un momento delicato per il governo Meloni, impegnato sul fronte della gestione dei migranti con la controversa strategia dell’esternalizzazione in Albania. Una strategia bocciata recentemente da una sentenza del Tribunale di Roma, che ha stabilito come illegittimo il fermo di 12 migranti. L’episodio ha scatenato un acceso scontro tra governo e magistratura, con la destra che denuncia l’esistenza di una “sinistra giudiziaria” pronta a ostacolare i piani del governo.

La pubblicazione della mail di Patarnello è stata letta, dai vertici di Fratelli d’Italia, come la prova di una cospirazione latente contro l’esecutivo. Malan si è addirittura spinto a suggerire che la sentenza sui migranti in Albania possa essere il primo frutto dell’atteggiamento denunciato nella missiva.

Magistratura democratica e l’Anm: risposte e dissociazioni

Se la destra tuona, il mondo della magistratura cerca di smorzare i toni. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha subito preso le distanze dalle interpretazioni “maliziose” del contenuto della mail. Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, ha spiegato che Patarnello si riferiva alle divisioni interne della magistratura, non a un “rimedio” da applicare all’operato del governo Meloni. Ma in un clima già rovente, la precisazione è servita a ben poco.

Il richiamo di Mattarella e l’invito alla calma

Come spesso accade nei momenti di alta tensione istituzionale, è intervenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha lanciato un appello alla collaborazione tra le istituzioni. Dal palco del Festival delle Regioni, Mattarella ha ricordato come la ricerca di punti comuni sia essenziale per il buon funzionamento delle istituzioni stesse, invitando tutti a evitare di “approfondire solchi e contrapposizioni”. Un consiglio che, nella baraonda di accuse e recriminazioni, suona come un sospiro di buon senso in un panorama politico sempre più polarizzato.

Una vecchia storia, nuovi protagonisti

Da Mani Pulite a oggi, il rapporto tra la magistratura e il potere politico, specialmente quello di centrodestra, è stato sempre burrascoso. Con Meloni al timone, il copione sembra ripetersi: da una parte, la denuncia di interferenze e complotti; dall’altra, la difesa di un ruolo costituzionale imprescindibile.

Rimane però da chiedersi se questa “guerra” sia davvero inevitabile, o se, come suggerito da Mattarella, non sia piuttosto il momento di trovare un nuovo equilibrio tra poteri. Ma per ora, l’unica certezza è che la partita tra Meloni e una parte della magistratura è tutt’altro che chiusa.

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