Franz Beckenbauer, storia, classe, eleganza, la Germania migliore tra leggenda e vittorie.
A 78 anni il libero non c’è più, il Kaiser ora ci guarda dall’alto a testa alta, come usciva sempre dalla sua area di rigore, raffigurando una sorta di elegia medievale e moderna al tempo stesso..
Nato nel Bayern Monaco dove regna dal 1964 al 1977, vince quattro coppe di Germania, quattro campionati, una Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale.
Con la Germania Ovest ha partecipato a tre campionati del mondo, 1966, 1970, 1974 e due campionati d’Europa, 1972, 1976, vincendo da grande protagonista l’europeo del 1972 e il mondiale del 1974.
Con Zagallo e Deschamps detiene il record di aver vinto il mondiale in duplice veste, da calciatore e allenatore.
Da allenatore ha guidato la Germania Ovest, l’Olympique Marsiglia e il Bayern Monaco.
Adornato dalla sua enorme personalità il Kaiser, l’imperatore, passa alla storia per l’interpretazione del ruolo, da mediano a libero con il pensiero fisso, difendere ma al contempo agire, uscire dalla propria area per proporre gioco, una vera e propria “fissazione” che ha fatto di Franz l’antesignano del calciatore moderno, lontano da dogmi e facili stereotipi.
Il Mondiale del 1970, arrivato dopo quello del 1966, perso in casa dell’Inghilterra con un goal fantasma arriva giusto per il riscatto ma vede il capolinea nella semifinale con la nazionale italiana nella partita del secolo, Italia Germania 4-3, quando a causa di lussazione alla spalla tocca andare avanti in quanto i cambi erano esauriti.
E qui la storia scrive una pagina stoica, con la spalla fasciata e la sua partita che continua in maniera indefessa, terribilmente sofferta, ma quasi senza fare una piega, dolorosa e impetuosa. Magistrale.
Poi il trionfo del 1974, quando con la splendida Germania dei Maier, Vogts, Breitner e Muller trionfa contro l’Olanda del calcio totale, in un mondiale casalingo ma ostico. Una pagina esemplare che lo proietta in cima al mondo, con la fascia di capitano.
L’altra finale raggiunta è datata 1986, da Commissario tecnico, quando viene sconfitto dall’Argentina di un certo Diego Armando Maradona.
Dal 2009 la presidenza onoraria del Bayern Monaco arriva come il perfetto tributo per un campione a cui il football mondiale deve molto, per aver sbrogliato catenacci e difese ad oltranza con il semplice gusto di mettere il muso fuori dall’area, roba da eretici.
Il Kaiser da allora si è preso sulle spalle la storia, interpretando un ruolo che valeva 20 metri per issarlo parecchi metri all’insù, arrivando a centrocampo.
Per poter sbirciare in attacco, ma quella è sempre stata la sua grande propensione vitale, racchiusa in stile ed eleganza.
Grazie Kaiser per la tua moderna lungimiranza.
Instacult di Mauro Lama
Crediti fotografici: Bert Verhoeff per Anefo
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