Jim Capaldi, ribattezzato così per vIa della magistrale somiglianza vis a vis con il celebre cantante disco anni 70 ogni giorno soggiorna e alberga impetuoso all’ippodromo di San Siro tra un piazzato e un vincente, in attesa della tris dove è certo avere la terzina che arriverà.
Perché il cavallo deve essere sempre vincente e nel frattempo Jim, che sfoggia un paio di Levi’s 501 da far invidia a Dolce e Gabbana e l’imperitura sigaretta a metà labbra di che brand non è dato a sapere, attende masticando gomme al sapore di clorofilla.
Una telefonata al pusher di turno per garantirsi la serata colorata e via al pomeriggio tra corse, improperi e maledizioni alla scuderia o al fantino accusato di non avere le palle.
Tra un vincente che paga poco e la tris che diventa un miraggio Jim traccia il bilancio, che prevede già perdite ma non fa nulla.
In fondo a via Cesare Correnti un’amica da sempre l’attende e in un locale alla moda cenano sognando un “futuro futuristico”, frase coniata dal Jim, che di creatività ne avrebbe da vendere.
Ma il futuro è adesso e Jim per ora non sa che farsene tranne forse limitare il pensiero dei vicini di casa al Giambellino che fin da bimbo lo volevano sposato con la Silvietta delle case popolari e ora fanno i conti con il Capaldi.
Tutto Levi’s 501, sigarette, baffi e cavalli, ma con la cena in fondo a via Cesare Correnti che oltre a lambire le colonne di San Lorenzo allontana e avvicina da sempre il domani.
Che non è altro che il giorno dopo, quello che viene dopo oggi.
E non serve a nulla preoccuparsene.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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