Il polpo minaccia i limiti. Il suo corpo, una massa di tessuti molli senza ossa, non ha una forma fissa. Anche i polpi grossi riescono a passare da una fessura larga due centimetri e mezzo, più o meno le dimensioni di un loro occhio. Queste caratteristiche, unite alla notevole forza, spiegano perché è così difficile tenere i polpi in cattività. Molti esemplari sono scappati dalle vasche degli acquari attraverso piccole aperture. Alcuni sono riusciti a sollevare i coperchi delle vasche e a raggiungere uno spuntino in una vasca vicina o un tubo di scarico e da lì, forse, tornare al mare. I polpi non hanno un colore o una consistenza stabili. Li cambiano a piacimento per adattarsi all’ambiente: un polpo che si mimetizza può essere invisibile a pochi metri di distanza. Come gli esseri umani, hanno un sistema nervoso centralizzato, ma nel loro caso non esiste una distinzione netta tra cervello e corpo. I neuroni del polpo sono distribuiti su tutto il corpo e due terzi si trovano sulle braccia. I polpi hanno braccia, non tentacoli, a differenza di calamari e seppie, che hanno sia braccia sia tentacoli. Ogni braccio può agire autonomamente in modo intelligente, afferrando e manipolando oggetti e cacciando.
Da un punto di vista evolutivo, l’intelligenza dei polpi è un’anomalia. L’ultimo antenato comune agli esseri umani (e ad altri animali intelligenti come scimmie, delfini, cani, corvi) e ai polpi, era probabilmente una creatura primitiva vissuta seicento milioni di anni fa, cieca e simile a un verme. Altre creature ugualmente distanti dagli esseri umani sul piano evolutivo (astici, chiocciole, lumache, vongole) si collocano piuttosto in basso sulla scala cognitiva. Ma i polpi, e in parte anche i loro cugini cefalopodi, la seppia e il calamaro, contraddicono la limpida distinzione evolutiva tra vertebrati intelligenti e invertebrati poco svegli. Trovano soluzioni complesse ai problemi, riescono a imparare a usare degli strumenti, sono in grado di imitare e di ingannare e, secondo alcuni, hanno anche senso dell’umorismo. Quanto siano elaborate le loro capacità è oggetto di discussione tra gli scienziati: i polpi sono difficili da studiare proprio perché sono così strani. La loro intelligenza è al tempo stesso simile e totalmente diversa dalla nostra. I polpi sono quanto di più vicino a una specie intelligente aliena possiamo incontrare sulla Terra.
Peter Godfrey-Smith è un filosofo e sommozzatore che da anni studia i polpi e altri cefalopodi in natura. Secondo lui, la stranezza dei polpi ci dà l’opportunità di riflettere sulla natura della cognizione e della coscienza senza partire dall’esempio degli esseri umani. La loro distanza evolutiva da noi li rende “un esperimento indipendente nel campo dell’evoluzione dei grandi cervelli e dei comportamenti complessi”. Comunicare con i polpi, o cercare una comunicazione effettiva con questi animali, potrebbe essere considerato un’esercizio interessante per chi immagina di venire prima o poi in contatto con una forma d’intelligenza aliena, originaria di un altro pianeta. E se questo non dovesse mai succedere, i polpi hanno il merito di insegnarci che l’intelligenza si manifesta in molte forme, e non è solo limitata a quella umana. Per coloro che adorano l’insalata di polpo, e sono comunque arrivati fino in fondo a questo articolo, si potrebbe far fatica a digerire quest’estate.
*Basato sull’articolo “The Sucker, the Sucker!” di Amia Srinivasan.
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