Zaia pronto a fare una delibera di Giunta. Donazzan, puntare sulle cure palliative
Veneto. La regione Toscana ha fatto da apripista sul suicidio medicalmente assistito, un tema etico che da anni tiene banco nel nostro Paese ma ha difficoltà ad essere affrontato per le diverse posizioni dei partiti su questo delicato tema.
Dopo la legge regionale approvata in Toscana sul fine vita l’11 febbraio, che fa chiarezza su tempi e procedure di un diritto già sancito dalla Corte costituzionale nel 2019, garantendo l’accesso alla morte volontaria in alcuni casi ben specificati, il presidente del Veneto Luca Zaia chiede l’intervento dello Stato, mentre dichiara di voler presentare una delibera che preveda un regolamento da approvare in Giunta Regionale.

Il motivo è presto detto. Un anno fa una norma analoga a quella della Toscana era stata presentata in Consiglio Regionale Veneto senza ottenere la maggioranza.Ma il tema del suicidio medicalmente assistito non è stato messo in soffitta da Zaia. Ora il Presidente vuole dare una risposta ad una richiesta dei cittadini all’autodeterminazione, eludendo il voto a Palazzo Ferro Fini.
Sette sono le persone in Veneto che hanno richiesto il suicidio medicalmente assistito. Tre hanno avuto il via libera dal comitato etico delle Ulss: due hanno esercitato il diritto mentre uno dei richiedenti è mancato prima di poter accedere al percorso.
Questa la posizione di Zaia: «Il paziente ha il diritto di chiedere il fine vita, io ho l’obbligo di rispondere se c’è una richiesta prevista dalla legge. Ma le Regioni non sono in condizioni di dare seguito alla richiesta come previsto dalla Consulta. La sentenza lascia in ombra due punti cruciali. Il regolamento dovrebbe colmare questa lacuna».
Ovviamente la posizione di Zaia ha messo in fibrillazione le altre forze politiche come Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Gli eurodeputati veneti di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan e Daniele Polato ribattono al presidente del Veneto: «Invitiamo Luca Zaia ad essere più rispettoso della volontà del Consiglio regionale che, con una difficile, lunga e sofferta decisione, ha detto no al ‘fine vita’, facendo prevalere la difesa della vita e la dignità della persona».
«Abbiamo sempre chiesto che prima di tutto vi fossero le cure palliative, che si potesse aiutare la persona a vivere e morire dignitosamente, evitando che tutto questo diventasse un dibattito politico che oggi sembra un dibattito elettorale, per alzare i toni – incalzano –. I toni vanno abbassati, vanno lasciati al dolore dell’intimità della vita piena di prove e sofferenza, il dolore di un malato e della sua famiglia quando non si vede altra speranza all’orizzonte. La speranza di essere accompagnati nella discrezione e non nella velleità di risolvere un problema, di una cultura dello scarto che purtroppo alberga in questa società».
«Abbiamo affrontato nel merito tutte le argomentazioni quando eravamo in Consiglio regionale – osservano Donazzan e Polato – abbiamo sentito i diversi mondi e siamo stati ancora più convinti di tenere la posizione della difesa della vita e degli strumenti per alleviare la sofferenza. Questo è quello che chiediamo alla sanità del Veneto perché ciò che abbiamo visto principalmente è stata la solitudine che porta alla disperazione. La solitudine di famiglie che devono accollarsi costi incredibili per l’assistenza, che spesso vendono i propri beni per poter pagare qualcuno che accompagni il proprio congiunto nei modi giusti. Finché c’è una ragione per vivere quella deve essere sostenuta e questo è il compito di una comunità civile come quella veneta», concludono gli europarlamentari del Partito di Giorgia Meloni.
Anche Forza Italia è contro Zaia mentre il Governo valuta il ricorso contro il Fine vita in Toscana. L’esecutivo ha 120 giorni per decidere di impugnare la norma sul suicidio assisitito della giunta Giani.
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