Thomas Ceccon che dorme accanto ad una panchina nel parco del villaggio olimpico è forse l’emblema della condizione degli alloggi per gli atleti ma non solo
Postata su Instagram dal canottiere arabo Husein Alireza l’immagine è diventata immediatamente virale e ovviamente ha destato stupore, anche se la Federnuoto, rintuzzando abilmente possibili polemiche ha precisato che la foto ritraeva il nuotatore italiano solo in un pisolino, fresco di medaglia d’oro ma evidentemente molto accaldato.
E difatti il problema del villaggio olimpico troppo ascetico riemerge di volta in volta, con episodi e aneddoti che lasciano perplessi o quantomeno sorpresi.
Ma andiamo con ordine, partendo dal fatto che lo spirito olimpico prevede oltre al fair play, la partecipazione, l’amicizia, il rispetto e il coraggio, ma anche vieppiù l’adattamento.
Adattamento che però sembra mettere a dura prova gli atleti, partendo dagli inglesi che, appena messo piede in mensa hanno pensato bene di girare al largo, cibo che anche oggi viene messo alla berlina con denunce di atleti che borbottano di mini porzioni di ravioli, sembra tre di numero e in ogni caso lamentando pietanze di scarsa qualità.
Senza parlare degli ormai famosi letti di cartone e dei materassi di plastica, sostenibili ma poco avvezzi alla comodità che riflettono un pensiero semplice, il riposo e il cibo dovrebbero rappresentare per un atleta le condizioni minimali per potersi esprimere al meglio.
Ma tra acque libere e ring al vetriolo l’Olimpiade sembrerebbe viva e vegeta, inossidabile.
Fino alla prossima boutade, ça va sans dire.
Photo Credit by Instagram Husein Alireza
Zero Biscuit di Mauro Lama
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