Quando la diversità diventa una condizione difficilmente governabile, accolta in un ménage che apparirà conflittuale proprio nel momento che dovrebbe rappresentare l’apice per una coppia
Partiamo subito con una premessa, il titolo originale del film, Sorda, con la brillante regia di Eva Libertad, vincitore alla Berlinale del 2025, sezione Panorama, che ci introduce subito, senza sconti, verso la sinossi, la trama. Angela (Miriam Garlo) e Héctor (Alvaro Certaldo) sono una coppia, unita, brillante e senza apparenti frane emotive. Nonostante Angela viva una condizione di non udente, al contrario del compagno. Una vita costruita di differenze e sacrifici, ma intrisa di amore, amici con il contagogge, genitori di lei molto presenti e un lavoro di ceramista, sempre di Angela, al contrario di Héctor, che appare nel tratteggio della regia, professionalmente alquanto defilato. Ma c’è una linea di demarcazione nel lungometraggio che parte dalla nascita della loro prima figlia, nata udente, che arriva e disarciona, suo malgrado, quotidiano e prospettive. Tanto da innescare una crisi di coppia, provocata dalla diversità. Con la percezione del mondo, ovattato, privo di rumori e suoni, non di certo una novità per Angela, che diventerà articolato e complicato, denso di incognite. E la curiosa e minuziosa regia di Eva Libertad, con la sua macchina da presa, riuscirà a raccogliere e cogliere tutto quello che serve per trasmettere sentimento e amore, fierezza e smarrimento, tutti sentimenti contrastanti che caratterizzeranno una storia non di certo banale, densa di perle emotive, fragile e al contempo potente.
Intravisti per voi di Mauro
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