Aspetti della sua vita professionale poco conosciuti
Terminate le esequie presso il suo paese d’origine e le giornate intentissime di memorie che le hanno precedute con la camera ardente al Teatro delle Vittorie a Roma, la sua casa, come molti l’hanno chiamata, e il di tutto e di più che è stato detto su di lui, ci sono ancora degli aspetti da conoscere della vita professionale di Pippo Baudo.
L’uomo dei tredici festival di Sanremo, l’ultimo del 2008, da lui condotto fortemente voluto nonostante le sue condizioni di salute, per primeggiare con Mike Bongiorno, e scopritore di così tanti talenti , dalla Pausini a Giorgia, dalla Cuccarini alla Hether Parisi, solo per citarne alcuni, ha avuto nella sua carriera anche delle cocenti delusioni, dove però ha saputo tenere la testa alta e comportarsi secondo i suoi valori.
La prima di cui voglio parlare risale al 1997 e Pippo Baudo era il protagonista dello spettacolo teatrale «L’uomo che inventò la televisione» di Garinei e Giovannini. Lui era già la leggenda del piccolo schermo, ma quello show non funzionò. E così una sera, nel grande Teatro Smeraldo a Milano, c’erano solamente quattro spettatori seduti in platea. Da gentiluomo non scordò mai quelle quattro persone; da grande conduttore, seppe trarre il meglio da quel momento di difficoltà.
Infatti si aprì il sipario e Pippo naturalmente si rese conto del vuoto davanti a lui. Tirò dritto, due ore di show. Applausi finali: pochi, ma intensi. Gli spettatori presenti andarono in camerino a salutarlo. Li accolse con un grande abbraccio, colmo di gratitudine. Non era triste, solo un po’ amareggiato. Commentò con ironia l’assenza del pubblico che “forse avrà preferito restare a casa a vedere la tv”. Li ringraziò con sentito affetto. E la sua gratitudine durò per sempre. Da vero gentiluomo siciliano non scordò mai quei quattro spettatori: a nessuno dei quattro fece mai mancare gli auguri di Natale e Pasqua.
Un’altra parentesi negativa riguarda la sua avventura a Mediaset, non riuscita.
Per un periodo restò nel dimenticatoio. Poi con grande umiltà, pronto a ricominciare da capo, accettò nel 1999 un programma pomeridiano e ricominciò a farsi riamare dai telespettatori, dicendo «È bello ricominciare, su qualunque rete e in qualsiasi orario».
Un’altra avventura poco conosciuta di Pippo Baudo riguarda un disco di ricette.
Mai nella sua carriera ha accettato di partecipare ad un programma di cucina.
“Non sopporto più i programmi di cucina in tv; si mangia a tutte le ore e i programmi sono tutti uguali” aveva detto in un’intervista al Corriere della Sera datata 2019.
Ma alla fine degli anni Settanta presentò un album di canzoni regionali legate a piatti tipici della stessa regione (per esempio per il Veneto c’era “Risi e Bisi” o per la Campania “Filetti di Merluzzo alla Napoletana”).
Ancora un Baudo che non ti aspetti riguarda il suo amore per Bologna: in particolare adorava il jazz suonato per strada. Quattro anni fa a La Strada del Jazz, ideata da Paolo Alberti,l’orchestra suonò gli arrangiamenti di Donna Rosa, La Quadriglia e Una domenica così. Canzoni che Baudo scrisse ispirandosi ai grandi pianisti della tradizione afroamericana.
A Bologna, Pippo Baudo era legato anche dall’amicizia con Lucio Dalla . “Ebbi il grande onore di ascoltare in anteprima uno dei suoi capolavori, Caruso – raccontò Baudo in un’intervista al Resto del Carlino .
Come si può evincere da queste poche righe, molte sono ancora le cose che non sappiamo di lui.
Ma il tempo ce le porterà come un soffio di vento, che ci ricorderà la sua presenza, baudeggiando, come ci ricorda la Treccani, con tutti i neologismi inventati in suo onore.
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