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Il Palazzo Reale di Napoli: come un castello in una favola

4 minuti di lettura

Visitare una delle città più importanti di Italia comporta anche la visita a di alcuni edifici significativi della sua storia

NAPOLI. Il Palazzo Reale di Napoli ne è proprio un esempio.  Infatti ha rappresentato per oltre tre secoli il centro del potere sia nella città che e in tutta l’Italia meridionale. Con la sua mole grigia e rossa affacciata su piazza Plebiscito e sul golfo, costituisce una vera e propria porta della città verso il mare.

Dentro questo imponente e severo edificio si celano una serie di porticati, cortili e giardini che conducono a spazi un tempo occupati dalla corte e dalle tante funzioni di servizio di una reggia. Oggi quelle funzioni sono state sostituite da un museo e da altri istituti culturali (la Biblioteca Nazionale, il Teatro di San Carlo).
 Nel Museo della Fabbrica di Palazzo Reale, a pianterreno, che introduce il visitatore alla conoscenza del complesso monumentale e delle sue stratificazioni storiche, sono esposti gli straordinari modellini ottocenteschi, messi a confronto con altre opere d’arte che illustrano le trasformazioni del palazzo e con installazioni multimediali che ne raccontano le vicende attraverso i secoli, mentre nell’Appartamento di Etichetta dipinti, marmi, stucchi, arazzi e arredi preziosi raccontano le vite degli occupanti del Palazzo e con esse tanti momenti salienti della storia d’Italia e d’Europa.

Il Palazzo, per la sua stessa posizione, si presta naturalmente a essere il cuore pulsante della città. La missione del museo è proprio quella di favorire al massimo il dialogo con il contesto urbano, riscoprendo il ruolo di una reggia fastosa, creata per stupire il visitatore in quanto immagine stessa del potere. Da monumento dell’assolutismo a luogo di aggregazione e fucina culturale, il Palazzo attraversa i secoli raccontando la sua storia.

Ma ora proviamo ad emozionarci entrando nel palazzo, attraversando il portale che ci introduce in un cortile interno, dove le vetrate che ora chiudono le logge al piano superiore ci fanno già comprendere la luminosità del luogo.

Ma è salendo lo scalone d’onore, che sembra quello dove Cenerentola ha perso la sua scarpetta di cristallo, che si rimane a bocca aperta. Sembra infatti che Giambattista  Basile si sia ispirato a questa location per scrivere il momento clou di questa celeberrima fiaba. Lo scalone, in stile Neoclassico, si trova nella parte settentrionale del palazzo, posizionato ortogonalmente rispetto alla facciata: la sala dove è posto è rivestita da diversi tipi di marmo provenienti dalle cave del regno delle Due Sicilie come quello rosato, il Porto Venere, il rosso di Vitulano, la breccia rosata di Sicilia, il Mondragone e il lumachino di Trapani. 

Si entra poi nell’ambulacro al primo piano, che è costituito da quattro corridoi che girano intorno al cortile d’onore. In principio si trattava di una loggia aperta che, durante il restauro del XIX secolo, fu chiusa utilizzando ampie finestre. Qui si aprono le stanze dell’appartamento reale: lungo il primo braccio, quello che corre parallelo alla facciata su piazza del Plebiscito, si trovano il teatrino di corte e le sale da udienza, che esibiscono un lusso che doveva impressionare chi voleva essere ricevuto dai reali.

Segue la Sala del Trono, che  è stata più volte modificata nel corso degli anni a seconda delle varie dominazioni che si sono succedute alla guida del regno napoletano. Il soffitto è impreziosito con una serie di figure femminili con corone murate ritraenti le Quattordici provincie e le Onorificenze del regno delle Due Sicilie.

Una curiosità è rappresentata dall’Oratorio, che è un piccolo vano che si apre accanto alla Sala di Maria Cristina. Al centro della stanza è un altare in legno del XIX secolo e sul suo retro un sarcofago in rame argentato, che ha custodito le spoglie di Maria Cristina di Savoia, morta di parto nel 1836 per dare alla luce Francesco II delle Due Sicilie e sepolta all’interno della Basilica di Santa Chiara. La regina è stata poi beatificata ed è stata l’ispiratrice delle Cristine, una associazione a lei dedicata che raccoglie delle persone, che ne portano avanti l’eredità di solidarietà, sottolineando che la vera nobiltà si manifesta nelle azioni.

Lo Studio del Re ha un soffitto a ramages dipinto con tempera su intonaco, con la raffigurazione dello Sbarco di Ruggero il Normanno a Otranto. Il mobilio, realizzato durante l’età murattiana, è composto da una scrivania, commode e bonheur du jòur, e originariamente destinati alla residenza napoleonica del Quirinale a Roma, prima di essere ceduti a Carolina Bonaparte per il regno di Napoli. I mobili sono decorati con applicazioni in bronzo. Tra le suppellettili vi sono : due vasi in porcellana di Sèvres, del 1817, decorati con ritratti di Luigi XVIII di Francia e Carlo conte di Artois, impreziositi da gigli araldici e altri simboli della restaurazione, dono della Francia ai Borbone; un orologio e un barometro entrambi francesi e del 1812  e una libreria, superstite della Biblioteca Reale.

A proposito di orologi, il Palazzo Reale di Napoli ospita una ricca collezione di orologi storici, tra cui spiccano pezzi del XVIII e XIX secolo, come l’antico Orologio con Planetario di Charles Clay (con carillon e automi), l’orologio con la statua di Giulio Cesare e l’orologio di Bailly, che mostrano l’evoluzione dell’orologeria e dell’arte decorativa, testimoniando il fasto delle epoche borbonica e napoleonica. Questi capolavori, spesso restaurati, includono meccanismi complessi come planetari, carillon e rappresentazioni allegoriche, con decorazioni in bronzo dorato e materiali pregiati. 

Al centro della sala XXIII vi è  un leggio rotante, tipico dei monasteri: in un primo momento era  in biblioteca ed era  utilizzato da Maria Carolina, perché permetteva di consultare più libri contemporaneamente, posti su otto piani pensili, i quali potevano essere accostanti allo scrittoio girando una manovella.

Il Salone d’Ercole è il salone da ballo del palazzo. La sala è denominata Galleria e si affacciata direttamente sul cortile delle carrozze: gli specchi alle pareti sono incastonati in lesene di gusto neoclassico, mentre il mobilio è composto da consolle di fine Settecento in bianco e oro, oltre a poltroncine risalenti al periodo del decennio francese, un centrotavola in bronzo dorato e porcellane francesi del XIX secolo.

Bisogna ricordare poi che questo palazzo è circondato da dei giardini pensili, visitabili con un piccolo supplemento al biglietto, da cui si po’ ammirare una splendida vista mare.

Concludendo questo Palazzo può essere considerato un high light che non può mancare nella visita della città di Napoli, per capire meglio la sua storia e il potere che ha esercitatoo per secoli nelle diverse epoche.

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