Il “Museo della Rota di Aversa” si riferisce alMuseo della Rota degli esposti, ospitato presso il complesso della SS. Annunziata, che documenta la storia dell’accoglienza dei bambini abbandonati ad Aversa attraverso la “ruota degli esposti”, uno sportello dove i neonati venivano lasciati in segreto, e il cognome “Esposito”, legato a questa pratica fino alla sua abolizione. È un luogo di memoria che narra dolore e commozione, legato alla violenza di genere e all’abbandono infantile, gestito oggi con disponibilità per i visitatori
CASERTA. L’usanza di raccogliere bambini nelle case di accoglienza nasce in forma organizzata sotto Papa Innocenzo III, il primo gerotrofio fu quello dell’Ospedale di S.Spirito di Roma. La Casa Santa dell’Annunziata di Napoli, grande centro di “raccolta” proprio degli “esposti” che diventeranno gli Esposito, viene invece eretta nel XIV secolo, quale ex voto di due nobili napoletani, prigionieri angioini, resi liberi.
Nel 1322 viene ritrovata una neonata sui cui pochi panni vi è scritto “da buttarsi per povertà”. Questo episodio fa sì che proprio in questa Casa venga avviata la “raccolta” dei trovatelli.
La “ruota degli Esposti” diventa una consuetudine che si espande a tutto il territorio nazionale e quindi presso la Reale Casa dell’Annunziata di Aversa. Il passaggio dei bambini attraverso la ruota trasformava gli stessi in “figli della Madonna” , o “figli d’a Nunziata”, o “esposti”, ma in altre parti d’Italia erano i “proietti”, i “diotallevi”, i “dioguardi”.
Spesso al collo degli sventurati veniva appeso un foglietto di carta con indicazione sui genitori, o anche pezzetti di oro o di argento, oppure carte da gioco o santini divisi a metà, in modo tale che un giorno che la madre volesse andarselo a riprendere avrebbe ricomposto l’oggetto.
Le condizioni di vita in tutte queste Case erano a dir poco “pessime” e talvolta accadeva che la stessa madre che aveva abbandonato il bimbo, si ripresentasse poi in forma anonima per allattare e quindi recuperare qualche soldo. Lo stesso avveniva alla Pietà di Venezia, dove proprio per questo motivo i bambini venivano addirittura marchiati a fuoco, come si può vedere nel film di Damiano Michieletto “Primavera”.
Gioacchino Murat, forse uno dei più illuminati governanti della storia nel mezzogiorno d’Italia, nel 1814 volle l’abolizione dell’usanza, ma le ruote sopravvivono per circa un altro secolo. Dagli esposti agli abbandoni il passo è stato breve, recenti le campagne di sensibilizzazione del Ministero delle Pari Opportunità e del Ministero della Salute per mettere freno all’uso dell’abbandono.
Questo museo in particolare nasce dall’attività filantropica della professoressa Nunzia Orabona in seno all’attività culturale che lei presiede, Aversadonna, che da anni opera nel settore culturale. Il museo nasce da una raccolta certosina di documenti e oggetti della memoria ricostruisce il complesso dell’Annunziata nella vocazione dell’accoglienza dei bambini abbandonati.
Una storia il cui sipario si alza con gli Angioini, protraendosi attraverso il sedimento storico delle varie dominazioni del mezzogiorno fino ai giorni nostri. Una storia che inquadra l’Annunziata nel suo funzionamento, l’arrivo dei gettatelli, il passaggio dallaRota, la prima accoglienza, il barbarico merco, raccontando del baliatico e dell’apertura alla vita dei poveri abbandonati, quando, una volta divenuti maggiorenni, erano tenuti a lasciare la struttura, concludendosi il percorso con una riflessione di genere con il rito del maritaggio.
Infatti come ha mostrato Damiano Michieletto nel suo film “ Primavera” anche le famosissime Putte di Vivaldi, le ragazze che imparavano suonare gli strumenti musicali ed erano utilizzate per il concerto del maestro, erano destinate poi a sposare ricchi e spesso anziani nobili veneziani, che cercavano una ragazza vergine e che con il matrimonio erano costrette a lasciare la musica.
Insomma due ricostruzioni puntuali, fatte di storia, storiografia ma anche di tanto dolore e commozione.
Oggi il nostro paese protegge la maternità e ha tutta una serie di forme di tutela per le donne in difficoltà, come la possibilità di partorire in anonimato negli ospedali senza lasciare segni e per le immigrate senza rischiare l’espulsione dall’Italia. Di certo il problema ancora oggi esiste, anche se ridotto in minima parte e ben arrivano tutte queste iniziative di ricordo, ma anche di sollecito affinché le leggi esistenti vengano applicate per la tutela della donna e dei suoi bambini.
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