Le elezioni sono il “grande rito”. Il rito per eccellenza di ogni Paese. Anche gli stati più autoritari, dove le libertà sono limitate ed i cittadini schiacciati da controlli, il rito delle elezioni resta il momento di accreditamento del capo agli occhi del mondo.
Quello che c’è poi dietro il voto lo dicono gli osservatori internazionali, ma la credibilità di un capo deve essere sancita dal voto popolare, ottenuto anche con metodi di controllo e scarsissima trasparenza.
L’acclamazione del vincitore oggi, nella società dell’ immagine, deve essere sancita da un bagno di folla e da un organo rappresentativo “democraticamente” eletto.
Lo abbiamo visto in Russia, dove a marzo Putin ha vinto con più dell’87% dei voti. Dalla tundra, dove gli abitanti hanno fatto tantissimi chilometri con le renne per recarsi al seggio , fino alle file nelle grandi metropoli, i cittadini hanno risposto all’appello.
Il rito del voto dicevamo. Un test di popolarità fondamentale. Lo abbiamo visto nelle amministrative in Turchia, dove il Presidente Erdogan, che appena un anno fa aveva vinto il terzo mandato da presidente, si è trovato nelle elezioni locali a subire una scottante sconfitta nelle grandi città.
Ora tocca all’Europa. A questa nostra Europa a volte lontana, distratta, presa da tematiche incomprensibili per noi semplici cittadini. Dal 6 al 9 giugno noi europei saremo chiamati a scegliere l’europarlamento che governa questa parte del mondo. Le elezioni europee ci riguardano da vicino perché le scelte ricadono sul nostro quotidiano.
Dalla grande Russia, all’Europa, agli Stati Uniti: quest’anno metà della popolazione mondiale è chiamata alle urne per eleggere il Presidente, il Governo, i sindaci dei comuni grandi e piccoli.
Le elezioni sono il momento topico. Prima ci sono i mesi di preparazione, le riunioni più o meno carbonare, gli accordi, le scelte. Poi c’è il confronto con l’elettorato, la fatica di coinvolgere, sia utilizzando l’ars oratoria come nell’antica Grecia che altri metodi più attuali come i social.
Gli scavi di Pompei ci mostrano a manifesti elettorali che invitano al voto. Ieri come oggi. Sono cambiati alcuni mezzi di propaganda ma le finalità restano le stesse. Conquistare il cittadino elettore. Egli ha il potere di esercitare appieno questo suo diritto, indirizzando le sorti del suo futuro.
Nell’immaginario collettivo è questo il momento determinante; il grande rito delle elezioni si chiude con la nostra scheda che cade nell’urna.
Luciana Ermini
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