Si è svolto presso la Chiesa del Gesù il terzo appuntamento del percorso #Formpol2026 promosso dalla Fondazione Comunità di Connessioni, dedicato al tema “Il coraggio di impegnarsi”. Un incontro che ha intrecciato riflessione spirituale, responsabilità politica e testimonianza internazionale, mettendo al centro il valore dell’impegno personale e collettivo nel tempo delle crisi contemporanee.
ROMA. Ad aprire la mattinata è stato Padre Francesco Occhetta, che ha guidato il momento iniziale di discernimento spirituale, soffermandosi sul significato più profondo della parola “impegnarsi”. Un termine che, ha spiegato, richiama l’idea del “mettere qualcosa in pegno”, cioè affidare una parte preziosa di sé a una responsabilità più grande.
Nel suo intervento Occhetta ha richiamato anche l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad avere il coraggio di impegnarsi nel contesto storico attuale, segnato da conflitti, disorientamento e individualismo. Da qui la necessità di passare dall’essere “massa” all’essere “popolo”, recuperando una dimensione comunitaria e consapevole della partecipazione civile.
Tre i verbi indicati come guida del percorso personale e sociale: impegnarsi, desiderare ed esaminare. In particolare, Occhetta ha insistito sul valore dell’esame di coscienza quotidiano come strumento per comprendere il proprio cammino e valorizzare quello che ha definito “il grande tesoro” della vita di ciascuno. A moderare l’incontro è stata Francesca Carenzi (Comunità di Connessioni).
Successivamente è intervenuta Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei Deputati, che ha sviluppato una riflessione sul significato politico e storico dell’Europa, partendo dalla ricorrenza del 9 maggio, Festa dell’Europa.
Ascani ha ricordato come il progetto europeo sia nato dalla volontà di rimuovere le cause della violenza e dei nazionalismi che avevano devastato il Novecento, sottolineando l’importanza della memoria storica per comprendere il valore dell’integrazione europea. “Solo andando a vedere cosa siamo stati possiamo capire quanto sia prezioso ciò che oggi festeggiamo”, ha affermato.
Nel suo intervento ha anche richiamato il ruolo dell’Italia nella costruzione europea: un Paese che, dopo essere stato la “culla delle dittature”, ha saputo riscattarsi grazie alla Resistenza e al contributo delle diverse culture politiche che hanno dato vita alla Repubblica.
Padre Francesco Cavallini, gesuita con oltre venticinque anni di esperienza in Medio Oriente, ha portato una testimonianza diretta sulla situazione in Israele e Palestina.
Cavallini ha descritto un contesto “veramente drammatico”, segnato dalla violenza diffusa e da una crescente illegalità, ma ha anche voluto sottolineare la forza delle esperienze di resistenza non violenta presenti nei territori colpiti dal conflitto.
Nel suo racconto è emersa la realtà di giovani, associazioni e comunità che continuano a impegnarsi per la convivenza e per la pace, rifiutando la logica della vendetta e della violenza. Ha parlato inoltre della natura “intrinsecamente tollerante” dei popoli siriano e palestinese, evidenziando come la maggior parte delle persone tenti ancora oggi di costruire spazi di dialogo e solidarietà nonostante le devastazioni della guerra e dell’occupazione.
L’incontro si è concluso con un invito condiviso a non lasciarsi paralizzare dalla paura e dal clima di sfiducia del presente, ma a ritrovare nella comunità, nella partecipazione e nella progettualità comune gli strumenti per affrontare i “venti contrari” della storia contemporanea.
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