Un incontro può cambiare la vita. Ed è quello che è successo a cinque persone che sono diventati amici nelle varie stagioni della vita e che hanno condiviso una passione: l’arte della Pittura
Stiamo parlando di Umberto Il Fiore, Vittorio Felisati, Elvio Trevisan, Duino Boscolo e Renzo Semenzato, che dopo aver visitato la mostra del Premio Giorgione di Castelfranco in cui il loro amico Luigi Candiani aveva vinto un premio postumo, il 10 gennaio1964 a Mestre decidono di fondare un gruppo artistico da intitolare all’amico.
E così scrivono nello statuto dell’associazione : “Questo cenacolo, il cui intendimento è la ricerca del puro, sacrosanto e bello figurativo, dovunque in natura si trovi, è fondato su sani principi dell’amicizia, del comune amore che ha legato i componenti alla splendida figura dell’Artista scomparso”.
Come abbiamo potuto evincere dai valori fondativi di questo cenacolo, la loro predilezione era per la pittura paesaggistica, che dava seguito alla Scuola di Burano.
Infatti, oltre che ha ritrovarsi il giovedì sera per la riunione settimanale presso la sede “La Pantaganara”, denominata così per dire in modo ironico che talvolta anche dagli ambienti più umili possono esserci delle piacevoli sorprese (un po’ come nella frase di una delle canzoni di De Andrè anche dal letame possono nascere i fiori), spesso uscivano in plein air per dipingere insieme, le prime volte in bicicletta e poi in auto.
E tra le attività del Cenacolo, oltre la cena sociale annuale, di solito alla celeberrima Trattoria a “La Melia “ o a “La Favorita” e gli incontri conviviali con anche altri artisti e poeti all’osteria ai Tigli, accanto al Comune di Mestre, erano previsti ogni anno tre giorni a Burano, nella primavera o nell’autunno, per dipingere all’aria aperta e cogliere i colori e le emozioni delle stagioni di quegli stupendi paesaggi.
Erano proprio a Burano, in quei giorni dell’Acqua granda e furono portati in salvo sulle spalle dei soccorritori. Così racconta Renzo Semenzato, l’unico ancora in vita del Cenacolo, che rimane perciò il testimone vivente della loro amicizia e delle loro imprese.
Tra queste senz’altro si possono annoverare la partecipazione a mostre e numerosi concorsi, nonché i principali sostenitori dell’intitolazione del Centro Culturale a loro amico Gigi Candiani.
Renzo, in particolare è uno più profondi conoscitori della sua figura, in quando divenne fin da giovane amico del fratello Giovanni e perciò frequentava spesso la famiglia e gli altri fratelli e sorelle, tra cui appunto Luigi.
Proprio per questo ci tiene a precisare, che è vero che lui portava i quadri in negozio, ma addirittura le tele ancora da dipingere proprio nel forno, dove metteva la base per poi dipingere.
Infatti la sua attività ed i sei figli non gli permettevano di avere molto tempo libero da dedicare alla sua passione. Aveva poi deciso di ricavarsi nel giro scale uno stanzino inviolabile, perché le sue opere concluse ed in divenire non fossero toccate. Ma il figlio Rolando sapeva dove erano le chiavi e portava Remo a guardale.
E gli altri componenti del cenacolo?
Vittorio Felisati, mestrino del 1912, aveva conosciuto Candiani perché aveva frequentato non da giovanissimo la Scuola d’Arte “Picozzi”.
Umberto il Fiore (del 1913), sempre di Mestre aveva scoperto la sua vocazione all’arte in età tardiva. Spesso filmava con la sua Super 8 le imprese dei 5 membri del cenacolo.
Anche lui lavorava : era commerciante di biancheria per la casa e sopra il suo negozio vi sarà la sede del circolo.
Duino Boscolo (del 1915) era veneziano ed aveva frequentato liceo ed università Era infatti un architetto ed era perciò quello che nel cenacolo curava la parte culturale. Era arrivato in terraferma nel 1954. Sua figlia sposerà poi Renzo Semenzato.
Anche Elvio Trevisan, mestrino del 1934 , era un commerciante: prima fruttivendolo e poi giornalaio. Lui però ha sempre dipinto. Quindi era attirato dal carisma di Candiani.
Alla fine una domanda sorge spontanea : ma dove sono finiti tutti i dipinti prodotti durante gli anni dal cenacolo? Innanzi tutto bisogna ricordare che in quegli anni quel genere di pittura paesaggistica era molto gradita e ricercata. Per cui molte vendite delle opere sono state effettuate quando gli autori erano ancora in vita. Comunque una cospicua donazione delle opere di Vittore Felisati è stata fatta al Municipio di Mestre.
Esistono poi sempre nella stessa città otto sedi del Centro Don Vecchi, un’ associazione che ha creato delle possibilità abitative per persone sole o con poche possibilità finanziarie.
Nei corridoi di alcuni di questi centri sono state create delle gallerie d’arte: lo stesso Renzo Semenzato, la moglie Anna Boscolo e il padre di lei Duino, hanno uno spazio espositivo nel centro Don Vecchi 7.
Ma Umberto Il Fiore ancora in vita si è trasferito a Bassano e lì ha aperto una galleria d’arte.
Elvio Trevisan, poiché il padre era il proprietario della Favorita, esponeva i suoi quadri all’interno del ristorante di famiglia e perciò li ha venduti quasi tutti.
Ma ritornando a Renzo Semenzato, il nostro testimone, ha effettuate molte vendite personali esponendo e vincendo inoltre numerosi premi prestigiosi . Un suo quadro è stato acquistato anche da Ca’ Pesaro, quando allora era sovraintendente delle Belle arti Guido Perrocco.
Ora tre suoi dipinti sono esposti al Museo Sarcinelli di Conegliano e una donazione di 50 sue opere è stata fatta al Comune di Scorzè.
Avendo un rapporto di familiarità con il Comune di Segusino, in quanto la sua casa per le vacanze è nel delizioso borgo di Stramare, gli ha donato tre opere e spesso è relatore di conferenze sull’arte e la pittura. Naturalmente tra i suoi argomenti non mancano Gigi Candiani. la Bellezza, La Scuola di Pont Aven; quest’ultimo visto che ha trascorso più di nove mesi in Bretagna con la moglie Anna per dipingere in plein air.
Fortunatamente c’è Renzo a fare memoria di questa bella amicizia, che si è concretizzata nella comunione di intenti del Cenacolo dei 5, ai quali molti hanno chiesto di entrare, ma che i componenti hanno deciso di lasciare come qualcosa di unico e irripetibile.
Così oggi noi li abbiamo conosciuti, grazie alla preziosa testimonianza di Renzo.
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