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I gruppi attivi nella Siria post-Assad

3 minuti di lettura

Con la caduta del regime di Bashar al Assad, la Siria si è frammentata in una serie di territori controllati da diversi gruppi armati. Tra questi, Hayat Tahrir al Sham (HTS) emerge come la forza più rilevante, ma il panorama è ben più complesso, includendo curdi, gruppi filo-turchi e persino cellule residue dello Stato Islamico.


HTS e il suo ruolo centrale

SIRA. HTS, guidato da Ahmed al Sharaa (conosciuto come Abu Mohammed al Jolani), ha avuto una trasformazione significativa negli ultimi anni. Nato come una costola jihadista legata inizialmente allo Stato Islamico e successivamente affiliato ad al Qaeda, il gruppo ha progressivamente ridimensionato le sue posizioni ideologiche. Dopo essere stato relegato alla provincia di Idlib, HTS ha intrapreso un processo di moderazione politica per guadagnare legittimità, presentandosi oggi come una forza affidabile e meno radicale.

Nonostante questa trasformazione, HTS rimane una struttura ben organizzata e rappresenta il principale attore militare nella Siria post-Assad. Tuttavia, non è il solo: accanto a HTS operano gruppi più piccoli, come il Fronte di Liberazione Nazionale, Ahrar al Sham, Jaish al Izza e il movimento Nur Eddin Zinki, che condividono alleanze strategiche e riconoscono, almeno temporaneamente, la leadership di HTS.


I ribelli del Sud: il Fronte del Sud

Un’altra forza importante nel mosaico siriano è il Fronte del Sud, una coalizione composta da decine di fazioni ribelli. Attiva principalmente nella provincia di Daraa, questa alleanza ha attraversato un periodo di “riconciliazione” con il regime, ottenendo il controllo autonomo della maggior parte del territorio locale.

Con la caduta del regime e l’escalation militare a nord, il Fronte del Sud ha rapidamente ripreso le armi, avanzando verso Damasco e diventando uno dei primi gruppi a consolidare il controllo sulla capitale.


Il Rojava: l’autonomia curda sotto pressione

Nel nord-est della Siria, i curdi hanno costruito un’entità autonoma chiamata Rojava, un territorio governato con proprie istituzioni e leggi. Le Forze Democratiche Siriane (SDF), di cui fanno parte i principali gruppi armati curdi come le YPG (Unità di Protezione Popolare), hanno avuto un ruolo cruciale nella sconfitta dello Stato Islamico, guadagnandosi il supporto degli Stati Uniti.

Nonostante ciò, i curdi si trovano ora in una posizione precaria, minacciati dalla Turchia, che considera le YPG un’estensione del PKK, il gruppo indipendentista curdo turco. A peggiorare la situazione, la pressione delle milizie filo-turche, sostenute da Ankara, sta rendendo il futuro della regione altamente incerto.


Le milizie filo-turche e il controllo del confine

La Turchia ha adottato una strategia duplice per contrastare l’autonomia curda: ha creato delle “zone cuscinetto” lungo il confine siriano e ha armato milizie locali come l’Esercito Nazionale Siriano (SNA). Questa forza armata, nata dai resti dell’originale Esercito Siriano Libero (FSA), è oggi uno strumento diretto della politica turca nella regione.

Nelle ultime settimane, l’SNA ha intensificato gli attacchi contro le postazioni curde, con l’obiettivo di ampliare le aree sotto il controllo turco.


Lo Stato Islamico: un pericolo ancora presente

Sebbene lo Stato Islamico sia stato sconfitto territorialmente nel 2019, le sue cellule continuano a operare nelle zone desertiche della Siria orientale, tra le province di Deir Ezzor e Raqqa. Nel 2024, gli attacchi rivendicati dall’ISIS sono aumentati significativamente, con 153 episodi segnalati solo nei primi sei mesi dell’anno.

Gli Stati Uniti, che mantengono circa 900 soldati in Siria, continuano a effettuare operazioni militari per contrastare la ripresa del gruppo terroristico, ma il rischio che l’ISIS sfrutti il caos attuale rimane elevato.


Le minoranze e il loro ruolo

Le minoranze siriane hanno svolto un ruolo cruciale nella guerra civile e nella transizione post-Assad. I drusi, concentrati a Sweida, hanno recentemente cacciato le forze del regime dalla loro regione, mentre alcuni gruppi alawiti, tradizionalmente fedeli ad Assad, hanno preso parte alle insurrezioni.


Uno scenario complesso

La Siria post-Assad si presenta come un mosaico di territori e gruppi armati con agende diverse e spesso contrastanti. Mentre HTS cerca di consolidare la propria leadership, le sfide poste dai curdi, dalle milizie filo-turche e dalla recrudescenza dello Stato Islamico complicano ulteriormente il panorama. L’incertezza sul futuro del paese persiste, con alleanze fragili e tensioni regionali che continuano a influenzare il destino della Siria.

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